Pensioni 2026, l’Aumento C’è Ma Non Per Tutti: Chi Prende Davvero l’1,4%

L’aumento delle pensioni previsto da gennaio 2026 sembra una buona notizia per milioni di pensionati. Ma c’è un dettaglio che fa la differenza: il famoso +1,4% di rivalutazione non sarà uguale per tutti. Per alcuni sarà pieno, per altri ridotto, per altri ancora solo parziale. Tutto dipende dall’importo dell’assegno pensionistico.

Capire chi prende davvero l’aumento pieno e chi no è fondamentale per evitare aspettative sbagliate. Vediamo tutto nel dettaglio.

Perequazione pensioni 2026: cosa prevede la circolare INPS

La circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025 chiarisce come verrà applicata la rivalutazione delle pensioni nel 2026.

In base al decreto interministeriale del 19 novembre 2025, la percentuale di variazione per il calcolo della perequazione è fissata al +1,4%, con decorrenza dal 1° gennaio 2026, salvo eventuale conguaglio negli anni successivi.

Ma questa percentuale non viene applicata in modo uniforme a tutti i pensionati.

L’aumento pieno del 1,4% spetta solo a una parte dei pensionati

Il punto centrale è il meccanismo di rivalutazione automatica previsto dalla legge n. 160 del 2019, che richiama le regole già fissate dalla legge n. 448 del 1998.

In pratica, solo chi percepisce una pensione fino a quattro volte il trattamento minimo ha diritto all’aumento pieno del 1,4%. Per chi supera questa soglia, l’incremento viene progressivamente ridotto.

Questo significa che l’aumento annunciato non produce lo stesso effetto su tutti gli assegni.

Pensioni medio-alte: rivalutazione ridotta e aumento più basso

Chi riceve una pensione superiore a quattro volte il trattamento minimo non perde del tutto l’aumento, ma lo ottiene in misura parziale. La percentuale di rivalutazione si riduce man mano che cresce l’importo dell’assegno, secondo un sistema a fasce:

  • la rivalutazione si applica nella misura del 90% per le fasce di importo dei trattamenti pensionistici comprese tra quattro e cinque volte il trattamento minimo;
  • nella misura del 75% per le fasce di importo dei trattamenti pensionistici superiori a cinque volte il trattamento minimo.

È un meccanismo pensato per tutelare maggiormente le pensioni più basse, ma che di fatto crea aumenti molto diversi tra pensionati.

Le fasce di reddito e le aliquote di rivalutazione

Suddetta circolare INPS riporta la tabella delle fasce di importo dei trattamenti e le relative modalità di rivalutazione per l’anno 2026.

DalScaglione di trattamento% indice perequazione da attribuireAumento delImporto trattamenti complessivi
daA
1° gennaio 2026Fino a 4 volte il TM1001,4%2.413,60 €
Oltre 4 e fino a 5 volte il TM901,26%2.413,61 €3.017,00 €
Oltre 5 volte il TM751,05%3.017,01 €

Quindi, come si vede nella tabella, solo i pensionati con reddito annuo fino a 2.413,60 euro godranno di un aumento pieno dell’1,4%. Chi supera tale soglia beneficerà di un aumento ridotto.

Perché molti pensionati non vedranno l’aumento “promesso”

Quando si parla di aumento delle pensioni, l’attenzione si concentra spesso sulla percentuale generale. Tuttavia, la perequazione a scaglioni fa sì che:

  • l’1,4% sia un valore di riferimento;
  • l’aumento reale dipenda dall’importo dell’assegno.

Di conseguenza, molti pensionati con redditi medio-alti vedranno un incremento inferiore alle aspettative, pur in presenza di un’inflazione che incide su tutti allo stesso modo.

Cosa aspettarsi dal cedolino pensione di gennaio 2026

Dal primo cedolino del 2026 sarà possibile verificare:

  • se l’aumento è stato applicato in misura piena o ridotta;
  • l’effetto concreto della perequazione sull’importo mensile;
  • l’eventuale recupero o conguaglio negli anni successivi.

Conoscere in anticipo le regole è quindi fondamentale per leggere correttamente l’importo accreditato.