In queste settimane molti contribuenti stanno ricevendo una comunicazione inattesa: il rimborso del 730 è arrivato, ma sotto forma di assegno. Una modalità che sorprende, soprattutto chi si aspettava l’accredito diretto sul conto corrente. Eppure, è tutto regolare.
L’Agenzia delle Entrate ha avviato da qualche giorno l’erogazione dei rimborsi 730 per chi non ha indicato un sostituto d’imposta nella dichiarazione dei redditi. In diversi casi, il pagamento sta avvenendo appunto tramite assegno vidimato di Poste Italiane.
Vediamo meglio cosa sta succedendo.
Rimborso 730: quando nasce il credito IRPEF
Il rimborso del modello 730 spetta a chi, dopo il calcolo delle imposte, risulta a credito IRPEF. Questo avviene, ad esempio, quando le detrazioni spettanti (spese sanitarie, mutuo, affitto, figli a carico) superano l’imposta dovuta.
Il soggetto che materialmente paga il rimborso dipende però dalla situazione del contribuente.
Chi paga il rimborso del 730
Di norma, il rimborso viene erogato da un sostituto d’imposta, quando presente:
- per i lavoratori dipendenti è il datore di lavoro e il rimborso arriva in busta paga;
- per chi percepisce NASpI o DIS-COLL è l’INPS e il pagamento arriva insieme all’indennità di disoccupazione.
Se invece nella dichiarazione non è stato indicato alcun sostituto d’imposta, il rimborso viene gestito direttamente dall’Agenzia delle Entrate.
Come paga l’Agenzia delle Entrate
Quando è l’Agenzia delle Entrate a occuparsi del rimborso, le modalità sono due:
- accredito su conto corrente bancario o postale, se il contribuente ha indicato l’IBAN;
- assegno vidimato di Poste Italiane, se le coordinate non risultano presenti.
In questo secondo caso, il rimborso non va perso: l’assegno consente comunque di ottenere la somma spettante. E tra i pagamenti di fine dicembre/inizio gennaio c’è proprio chi segnala un’erogazione in corso attraverso l’assegno vidimato.
Ecco quanto giunge da un contribuente:

Assegno vidimato: come incassarlo
L’assegno viene emesso dall’Agenzia delle Entrate e vidimato da Poste Italiane. Una volta ricevuto, il beneficiario ha 60 giorni di tempo dall’emissione per:
- versare l’importo sul proprio conto corrente;
- oppure incassarlo in contanti presso qualsiasi ufficio postale.
È quindi una procedura sicura, anche se meno immediata rispetto al bonifico.
Perché alcuni ricevono l’assegno anche con IBAN indicato
In alcuni casi, può capitare di ricevere comunque l’assegno anche se l’IBAN è stato inserito. Le motivazioni possono essere diverse:
- coordinate non valide o non abbinate correttamente al codice fiscale;
- IBAN comunicato troppo tardi rispetto ai tempi di lavorazione;
- controlli in corso che bloccano temporaneamente l’accredito automatico.
In queste situazioni, l’Agenzia delle Entrate procede comunque al pagamento per evitare ulteriori ritardi, utilizzando l’assegno vidimato.




