Bonus INPS con Reddito Fino a 35.000€ Pagato in un’Unica Soluzione: Tutte le Novità

Un ritocco alle regole che amplia la platea, ma che non mette tutti d’accordo. Con la legge di Bilancio arrivano importanti modifiche all’indennità di discontinuità per i lavoratori dello spettacolo, una misura pensata per sostenere chi alterna periodi di lavoro e inattività.

Le novità entreranno in vigore dal 2026 e riguardano sia i limiti di reddito sia i requisiti contributivi, con un’attenzione particolare rivolta agli attori del settore cinematografico e audiovisivo.

Indennità di discontinuità per i lavoratori dello spettacolo: chi ne beneficia

L’indennità di discontinuità è un bonus economico destinato ai lavoratori dello spettacolo, un settore caratterizzato da rapporti di lavoro non continuativi e da fasi di inattività spesso non dipendenti dalla volontà del lavoratore.

La misura è rivolta a chi opera nel comparto dello spettacolo ed è iscritto al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo. L’INPS include tutte le seguenti figure:

  • autonomi, anche con rapporti di collaborazione coordinata e continuativa;
  • subordinati a tempo determinato (che prestano attività artistica o tecnica connessa con la produzione e la realizzazione di spettacolo);
  • subordinati a tempo determinato:
    • operatori di cabine di sale cinematografiche;
    • impiegati amministrativi e tecnici dipendenti:
      • da enti e imprese esercenti pubblici spettacoli;
      • da imprese radiofoniche, televisive o di audiovisivi;
      • da imprese della produzione cinematografica, del doppiaggio e dello sviluppo e stampa;
    • maschere, custodi, guardarobieri, addetti alle pulizie e al facchinaggio, autisti dipendenti:
      • da enti e imprese esercenti pubblici spettacoli;
      • da imprese radiofoniche, televisive o di audiovisivi;
      • da imprese della produzione cinematografica, del doppiaggio e dello sviluppo e stampa;
    • impiegati e operai dipendenti da imprese di spettacoli viaggianti;
    • lavoratori dipendenti da imprese esercenti il noleggio e la distribuzione dei film;
  • intermittenti a tempo indeterminato, non titolari della indennità di disponibilità.

L’obiettivo dell’indennità è offrire una tutela minima in un ambito lavorativo segnato da forte precarietà.

La novità principale: aumenta il limite di reddito

L’indennità è pagata in un’unica soluzione e fino ad oggi potevano accedervi tutti i lavoratori dello spettacolo sopra elencati con un reddito IRPEF non superiore a 30.000 euro annui.

La modifica più rilevante riguarda proprio il tetto massimo di reddito per accedere al beneficio. Dal 1° gennaio 2026, il limite salirà da 30.000 euro a 35.000 euro.

L’innalzamento del tetto consente a un numero maggiore di lavoratori dello spettacolo di rientrare nella misura, ampliando così la platea dei potenziali beneficiari.

Requisiti contributivi: cosa cambia e cosa no

Per quanto riguarda i contributi, la regola generale per accedere all’indennità rimane invariata per la maggior parte delle figure professionali dello spettacolo: 51 giornate di contribuzione al Fondo lavoratori dello spettacolo in un anno.

Accanto a questa conferma, arriva però una novità specifica per gli attori cinematografici e del settore audiovisivo. Per loro, il requisito viene alleggerito e potrà essere soddisfatto in alternativa con:

  • almeno 15 giornate di contribuzione in un anno, oppure
  • almeno 30 giornate complessive nei due anni precedenti alla presentazione della domanda.

Una distinzione che introduce un trattamento differenziato all’interno dello stesso comparto.

Il commento del Governo: “Un segnale di sostegno al settore”

Sulle modifiche è intervenuta la Sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni, che ha sottolineato il valore politico dell’intervento. Secondo Borgonzoni, l’aumento del limite di reddito e la riformulazione dei requisiti rappresentano “Una misura che va nella direzione del sostegno ai lavoratori del settore dello spettacolo”.

La sottosegretaria ha ringraziato anche il Sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon per il lavoro di mediazione che ha portato alla riformulazione dell’emendamento, evidenziando come le novità introdotte possano rendere la disciplina dell’indennità più aderente alle caratteristiche del settore.

Le critiche del sindacato

Di segno diverso il commento della SLC CGIL, che pur riconoscendo l’intervento come un segnale di attenzione, ne evidenzia i limiti. Secondo Sabina Di Marco, segretaria nazionale per le Produzioni culturali, “È un segnale di attenzione del Governo per questi lavoratori, ma non basta”.

Il sindacato sottolinea come il settore dello spettacolo stia attraversando una fase complessa, con:

  • un rischio elevato di disoccupazione;
  • incertezze legate ai requisiti pensionistici;
  • un sistema di tutele ancora frammentato.

Secondo la SLC CGIL, interventi mirati solo ad alcune figure rischiano di creare disuguaglianze e sperequazioni tra i lavoratori, rendendo necessario un sistema di tutele universali, stabile e non basato su misure occasionali.