La fotografia scattata dall’Aran nel rapporto semestrale sulla sanità pubblica restituisce un quadro chiaro delle retribuzioni del personale non dirigenziale. Un sistema fortemente regolato a livello centrale, numeri rilevanti e differenze salariali contenute tra territori e amministrazioni. È da qui che parte l’analisi sulle buste paga nelle Aziende sanitarie locali e negli altri enti del Servizio sanitario nazionale.
Quanti lavoratori sono coinvolti nei Ccnl della Sanità
Il punto di partenza riguarda la platea interessata dai Contratti collettivi nazionali del lavoro applicati alla Sanità. Si tratta complessivamente di 542mila lavoratori non dirigenti. Il contratto è stato rinnovato lo scorso giugno e gli aumenti si sono visti a novambre. La quota più ampia dei dipendenti opera all’interno delle Aziende sanitarie locali, che impiegano circa 485mila persone tra ruoli sanitari, sociosanitari, amministrativi e tecnici. A questi si aggiungono 43mila addetti nei Policlinici universitari e circa 13mila negli altri enti del comparto. Numeri che confermano il peso strutturale della sanità pubblica nel lavoro pubblico italiano.
Le retribuzioni medie per gruppo professionale
Entrando nel dettaglio delle retribuzioni, il rapporto Aran evidenzia come i livelli medi più elevati siano associati alle professioni sanitarie. Funzionari e professionisti della salute si collocano poco sotto la soglia dei 36mila euro annui. Scendendo di livello, i ruoli sociosanitari – in prevalenza operatori – registrano una retribuzione media attorno ai 28.100 euro, mentre il personale amministrativo, in particolare gli assistenti, si posiziona su circa 29.500 euro. Valori medi che tengono conto di anzianità, progressioni e indennità previste dal contratto.
Le differenze interne alle stesse professioni
Accanto alle medie, l’analisi mette in evidenza anche lo scarto tra il livello retributivo più basso e quello più alto all’interno di ciascun gruppo professionale. Per le professioni sanitarie e amministrative la differenza resta sotto i 5.000 euro annui, mentre per i profili sociosanitari è addirittura inferiore ai 4.000 euro. Un dato che segnala una distribuzione salariale piuttosto omogenea all’interno delle stesse categorie.
Perché le differenze tra Regioni sono limitate
Proprio su questo aspetto Aran insiste maggiormente. Nel settore Sanità, una volta circoscritte le singole professioni, il peso di un Ccnl con una forte regolazione centrale riduce significativamente i margini di discrezionalità delle amministrazioni. Le Regioni e le Aziende sanitarie possono intervenire solo in misura limitata sulle politiche retributive, con il risultato di differenze territoriali non particolarmente elevate. Un modello che garantisce uniformità, ma che allo stesso tempo lascia poco spazio a politiche salariali più marcate a livello locale.



![Fino a 700 euro per i Docenti e ATA: Maturati Nuovi Arretrati del Contratto Scuola [TABELLA IMPORTI]](https://tuttolavoro24.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_0647-218x150.jpeg)
