La legge di Bilancio 2026 non ha bloccato l’aumento dei requisiti pensionistici legato alla speranza di vita. Ha fatto una cosa diversa e molto precisa: ha stabilito come applicare l’aumento di tre mesi già certificato, distribuendolo su due anni. Questo punto va chiarito senza ambiguità, perché è il cuore della vicenda.
Cosa ha deciso la legge di Bilancio 2026 per il 2027 e il 2028
La manovra ha stabilito che l’aumento complessivo di tre mesi dei requisiti pensionistici non scatti tutto insieme, ma venga diluito.
In concreto:
- nel 2027 i requisiti cresceranno di un mese;
- nel 2028 cresceranno di altri due mesi.
Non è una previsione, non è un’ipotesi: è una decisione già approvata. Il decreto ministeriale del 19 dicembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre, certifica l’aumento complessivo di tre mesi. La legge di Bilancio 2026 si limita a stabilire come applicarlo, non se applicarlo.
Perché l’aumento è scattato: il rimbalzo post-Covid
Il meccanismo nasce dal confronto tra la speranza di vita a 65 anni del biennio 2023-2024 e quella del 2021-2022. Il risultato è un incremento di otto mesi.
Negli anni precedenti, però, il Covid aveva prodotto variazioni negative: tre mesi nel 2023 e un mese nel 2025. La legge non consente di ridurre i requisiti, ma impone di compensare questi mesi negativi con gli aumenti successivi.
Tolti i quattro mesi di compensazione, l’aumento netto sarebbe stato di quattro mesi. Ma la legge 205/2017 pone un tetto: massimo tre mesi per ogni biennio.
Il 2029: il mese che resta sul tavolo
Applicati tre mesi nel 2027-2028, resta un mese non assorbito. Quel mese non sparisce.
Salvo nuovi crolli della speranza di vita, nel 2029 il sistema partirà già con un aumento “ereditato” di almeno un mese.
Le previsioni della Ragioneria generale dello Stato sono ancora più severe e indicano per il 2029 un possibile aumento complessivo di due mesi. Un quadro che restringe drasticamente i margini per futuri interventi politici di neutralizzazione.




