Con la Legge di Bilancio 2026 arriva una novità per i lavoratori che aderiscono alla previdenza complementare. La Manovra interviene sulla fiscalità dei fondi pensione innalzando il limite di deducibilità dei contributi fino a 5.300 euro annui, ampliando così lo spazio di risparmio fiscale.
In termini semplici, destinare una parte del proprio reddito alla previdenza complementare consente di pagare meno tasse, con effetti che possono emergere direttamente in busta paga oppure in dichiarazione dei redditi, a seconda delle modalità di versamento.
Previdenza complementare: cosa cambia con la Legge di Bilancio 2026
La principale novità introdotta dai commi 201–202 riguarda il tetto massimo di contributi deducibili. Dal periodo d’imposta 2026, i lavoratori possono portare in deduzione dal reddito imponibile contributi alla previdenza complementare fino a 5.300 euro. Fino al 2025 la soglia del “bonus fiscale” era 5.164,57 euro annui.
In pratica, il lavoratore che versa contributi entro questo limite riduce la base imponibile su cui viene calcolata l’Irpef, con un conseguente abbattimento delle imposte dovute.
“Deducibilità”: cosa significa in parole semplici
La deducibilità permette di abbassare il reddito su cui si calcolano le imposte.
Quando una parte dello stipendio viene destinata alla previdenza complementare, quella quota:
- non concorre alla formazione del reddito imponibile
- riduce la base di calcolo dell’Irpef
- consente di pagare meno tasse
L’innalzamento del limite a 5.300 euro amplia quindi la possibilità di ottenere un vantaggio fiscale più consistente.
Meno tasse in busta paga o in dichiarazione?
Il momento in cui il lavoratore percepisce il risparmio fiscale dipende da come vengono versati i contributi “extra” alla previdenza complementare. Il TFR versato mensilmente è comunque escluso dal conteggio.
Se i contributi alla previdenza integrativa sono versati tramite busta paga, il datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, li esclude dal reddito imponibile su cui viene calcolata l’Irpef, entro i limiti previsti dalla legge. Questo può tradursi in ritenute fiscali più basse e, di conseguenza, in un netto mensile più alto rispetto a un reddito interamente tassato.
Se invece i contributi ‘extra’ al fondo pensione sono versati al di fuori della busta paga, il vantaggio non si vede subito. La deduzione viene recuperata in dichiarazione dei redditi, sotto forma di minori imposte da versare o di rimborso.
Previdenza complementare: perché conviene ai lavoratori
L’aumento del limite di deducibilità rende la previdenza complementare più conveniente sotto due profili:
- nel presente, perché riduce il carico fiscale
- nel futuro, perché rafforza la pensione integrativa
In un sistema previdenziale in cui l’importo della pensione risulta essere più contenuto, la possibilità di destinare fino a 5.300 euro a un fondo pensione con vantaggi fiscali rappresenta uno strumento importante di tutela.




