La pubblicazione su NoiPa degli arretrati del CCNL “Istruzione e Ricerca” 2022-2024 viene accompagnata da toni trionfalistici istituzionali. Ma dietro l’annuncio si nasconde, secondo il quanto scrive il sindacato Flc-Cgil, una perdita secca di potere d’acquisto per docenti e personale ATA. Gli importi accreditati rappresentano infatti solo una parte di quanto sarebbe stato necessario per compensare l’inflazione del triennio.
La vicenda sindacale si intreccia inoltre con una questione tecnica tutt’altro che secondaria: secondo diverse segnalazioni, gli importi in pagamento risulterebbero errati per una parte di docenti e personale ATA. Un tema distinto, ma strettamente collegato, che merita un approfondimento a parte: per saperne di più, clicca qui.
Arretrati su NoiPa: pagato solo un terzo del dovuto
Da alcuni giorni sul portale NoiPA sono stati pubblicati gli arretrati netti relativi agli aumenti 2024 e 2025 per il personale del comparto “Istruzione e Ricerca”.
Secondo i calcoli richiamati dal sindacato, per comprendere l’entità reale della perdita basta moltiplicare per tre la somma ricevuta: quello sarebbe stato l’importo necessario a coprire integralmente l’inflazione maturata nel periodo contrattuale.
Il dato politico-sindacale è netto. Gli arretrati riconosciuti coprono solo una quota minima del caro vita accumulato, trasformando un adeguamento salariale in un intervento puramente simbolico.
Inflazione non recuperata: arretrati dal 17% al 6%
Il comunicato sottolinea come, per la prima volta nella storia recente della contrattazione pubblica, un rinnovo non solo non recuperi l’inflazione certificata, ma riduca drasticamente il valore reale delle retribuzioni. Gli arretrati, già dovuti, risultano a loro volta “arretrati”: dal 17% teorico di recupero si scende a circa il 6%, con un taglio implicito di due terzi del potere d’acquisto.
Una dinamica che pesa soprattutto su docenti e ATA, categorie già colpite da anni di stagnazione salariale.
La posizione della FLC CGIL: no alla firma
Proprio per questo motivo la FLC CGIL ha scelto di non firmare il CCNL 2022-2024.
La decisione nasce dal rifiuto di avallare un contratto che non tutela i salari reali e che scarica sui lavoratori il costo dell’inflazione, facendo cassa sul loro stipendio.
Le altre sigle e la firma del 5 novembre
Le altre organizzazioni sindacali, pur riconoscendo lo stesso problema di fondo, hanno invece deciso di firmare l’accordo lo scorso 5 novembre.
Una scelta motivata dalla volontà di sbloccare comunque la tornata contrattuale 2022-2024 e consentire l’erogazione degli arretrati, seppur ridotti.
Il risultato, però, resta sotto gli occhi di tutti: aumenti parziali e una perdita strutturale che continuerà a pesare sui redditi di docenti e personale ATA.



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