Il controllo a distanza dei dipendenti pubblici non è più un’ipotesi astratta. In Trentino la geolocalizzazione sui cellulari di servizio entra nel vivo e rischia di diventare una prassi strutturale, destinata ad allargarsi oltre il singolo caso della Comunità della Val di Cembra.
Non si tratta solo di una scelta organizzativa. È un cambio di paradigma nei rapporti tra amministrazioni e lavoratori pubblici che ha già sollevato una serie di polemiche.
Una novità per il pubblico impiego, partita in Trentino nel 2018
Per i dipendenti pubblici la geolocalizzazione rappresenta una novità rilevante, resa possibile da un percorso normativo e amministrativo avviato in Trentino già il 31 agosto 2018. Da allora, il tema dei controlli tecnologici è entrato progressivamente nelle pratiche delle amministrazioni locali.
Nel caso della Val di Cembra, la svolta è arrivata con la determina firmata dalla dirigente provinciale Giuliana Cristoforetti, che ha autorizzato l’installazione di un’app con funzione di tracciamento sugli смартфoni dei dipendenti.
A cosa serve la geolocalizzazione e cosa può fare l’app
L’obiettivo dichiarato è la rendicontazione dell’attività lavorativa fuori sede. L’app consente di registrare orari di inizio e fine lavoro e spostamenti per servizio, così da facilitare la stesura delle buste paga e dei rimborsi.
Secondo la normativa, però, possono essere utilizzati solo i dati strettamente necessari. Nessun controllo su telefonate, messaggi, email o navigazione internet. Inoltre, la geolocalizzazione non può avvenire in tempo reale né in modo continuo.
Sul mercato esistono diverse soluzioni per la geolocalizzazione e il time tracking. Alcune delle più diffuse sono Jibble, ClockApp, Timesheet Mobile, MiTrack, Geo Rileva e Tracker Nios4. Queste app permettono di registrare posizione GPS e timbrature, e sono utilizzate sia da piccole imprese sia da enti pubblici per la rendicontazione delle attività sul territorio.
I limiti di legge e le critiche dei sindacati
Lo Statuto dei lavoratori vieta i controlli a distanza a fini di sorveglianza e viene citato dalla nota n. 9728 del 12 novembre 2019 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro. In essa si chiarisce che la geolocalizzazione può essere ammessa solo se funzionale a esigenze organizzative e produttive, nel rispetto dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, previa informativa, accordo sindacale o autorizzazione amministrativa e con dati limitati allo stretto necessario.
Il GDPR impone proporzionalità, minimizzazione dei dati e informativa trasparente. Per attivare questi strumenti servono accordi sindacali o l’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro: il consenso del singolo dipendente non basta.
È su questo punto che interviene la Cisl Funzione Pubblica. Il segretario Giuseppe Pallanch parla di mancanza di fiducia e di una cultura del controllo che colpisce il lavoro pubblico. Una narrazione che, ricorda, affonda le radici nella stagione dei “fannulloni” e che oggi rischia di rendere il pubblico impiego sempre meno attrattivo.




