Perché i Contributi Agricoli Non Arrivano Mai ai Piccoli: Pagati Sempre agli Stessi (e i Numeri lo Dimostrano)

Agricoli braccianti

La sensazione è diffusa tra piccoli agricoltori e coltivatori diretti: i contributi europei esistono, ma non arrivano quasi mai a chi lavora davvero la terra. Non è solo una percezione.

I dati sui pagamenti della Politica agricola comune confermano che il sistema continua a favorire una ristretta platea di beneficiari, lasciando ai margini migliaia di aziende agricole di piccole dimensioni.

Un sistema nato per sostenere tutti, ma che premia pochi

La PAC assorbe circa un terzo del bilancio dell’Unione europea ed è stata pensata per garantire redditi agricoli, stabilità e sicurezza alimentare. Nel tempo, però, il meccanismo dei sussidi ha favorito soprattutto le aziende più grandi. Tra il 2007 e il 2022, in Europa sono scomparse quasi due milioni di piccole aziende agricole, mentre le strutture di grandi dimensioni sono aumentate in modo significativo.

Le realtà minori, spesso a conduzione familiare, subiscono costi di produzione crescenti e prezzi di vendita compressi dal peso della grande distribuzione, delle industrie alimentari e dei grandi fornitori di input agricoli.

Chi incassa davvero i fondi PAC

Secondo il rapporto “Chi si intasca la Pac?”, l’80% dei sussidi europei finisce nelle mani del 20% dei beneficiari. Nei principali Paesi agricoli, circa due terzi dei fondi vengono destinati al 10% più ricco.

In Italia la concentrazione è ancora più marcata: una quota molto ristretta di aziende assorbe la gran parte delle risorse disponibili. I dati mostrano che l’1% dei beneficiari più ricchi riceve oltre il 30% dei fondi, mentre il 10% arriva a incassarne quasi il 70%. Si tratta in larga parte di gruppi agricoli strutturati, con migliaia di ettari, integrazione industriale e forte capacità finanziaria.

Piccoli agricoltori esclusi e disuguaglianze crescenti

Il problema principale resta il criterio dei pagamenti diretti legati alla superficie coltivata: più terra si possiede, più contributi si ottengono, indipendentemente dal numero di addetti, dal valore sociale dell’attività o dall’impatto ambientale. Questo meccanismo finisce per rafforzare chi è già forte e rendere marginale chi fatica a restare sul mercato.

Secondo le analisi ambientaliste, con le risorse oggi concentrate su pochi grandi beneficiari si potrebbero sostenere migliaia di piccole aziende nell’adozione di pratiche per il risparmio idrico, la tutela del suolo e la transizione ecologica. La richiesta è una riforma profonda della PAC: meno sussidi a ettaro, tetti massimi ai contributi, criteri progressivi e una quota molto più ampia di fondi destinata a chi produce lavoro, presidio del territorio e agricoltura sostenibile.