Tutti in Pensione a 69 Anni: il Governo Fissa l’Anno dell’Uscita Posticipata

La questione pensionistica torna al centro del dibattito pubblico, ma non nei termini annunciati dal Governo. Secondo la CGIL, i dati ufficiali dimostrano che l’aumento dell’età pensionabile non solo non è stato bloccato, ma è destinato ad accelerare nei prossimi anni. Una denuncia politica e sindacale netta, che arriva alla luce delle ultime stime contenute nel Rapporto della Ragioneria generale dello Stato.

Adeguamento alla speranza di vita: il meccanismo resta attivo

Come sottolinea la segretaria confederale Lara Ghiglione, l’adeguamento automatico alla speranza di vita continua a essere pienamente in vigore. Con la Legge di Bilancio, l’Esecutivo ha già certificato un incremento di tre mesi dal 2028 sia per la pensione di vecchiaia sia per quella anticipata.
Ma il dato più allarmante riguarda il passo successivo: dal 2029 l’aumento stimato salirà a sei mesi, rendendo ancora più difficile il raggiungimento dei requisiti pensionistici.

I nuovi requisiti: numeri che smentiscono il Governo

Le conseguenze sono chiare. Dal 2029, la pensione di vecchiaia richiederà 67 anni e 6 mesi, mentre per la pensione anticipata serviranno 43 anni e 4 mesi di contributi (un anno in meno per le donne).
Numeri che, secondo la Cgil, smentiscono apertamente le promesse di superamento della legge Monti-Fornero. Al contrario, le ultime manovre hanno progressivamente cancellato ogni forma di flessibilità in uscita, con Opzione Donna e Quota 103 prima ridimensionate e poi di fatto eliminate.

Le proiezioni future: verso i 69 anni nel 2050

Il quadro peggiora ulteriormente guardando alle proiezioni demografiche. In base allo scenario Istat, nel 2040 l’aumento cumulato sarà di un anno e due mesi, portando la pensione di vecchiaia a 68 anni e 2 mesi e quella anticipata a 44 anni di contributi.
Nel 2050, l’età pensionabile toccherà quota 69 anni, mentre per l’anticipata serviranno 44 anni e 10 mesi.

La denuncia Cgil: una scelta ingiusta e miope

Per la Cgil si tratta di una scelta profondamente ingiusta, che colpisce soprattutto giovani, donne e lavoratori con carriere discontinue o lavori gravosi. Una politica che, secondo il sindacato, fa cassa sulla pelle di chi lavora e che trova conferma anche nei tagli alle risorse per i lavori usuranti e per i precoci, svelando – conclude Ghiglione – tutte le contraddizioni della narrazione del Governo.