Per settimane si è parlato di inflazione, percentuali e possibili aumenti delle pensioni. Ora il quadro è finalmente più chiaro.
L’Istat ha comunicato che nel 2025 i prezzi al consumo sono cresciuti in media dell’1,5%, ma questo non è il dato utilizzato per rivalutare le pensioni. E qui nasce la differenza che farà discutere.
Perché le pensioni non seguono l’inflazione “generale”
Nel comunicato stampa del 16 gennaio 2026, l’ISTAT ha fatto sapere che in media, nel 2025, i prezzi al consumo registrano una crescita dell’1,5% (+1,0% nel 2024).
Il dato dell’1,5% si riferisce all’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività, ma per le pensioni la legge prevede un altro riferimento.
Il meccanismo di rivalutazione, infatti, si basa sull’indice FOI (Famiglie di operai e impiegati), calcolato al netto dei tabacchi. Ed è proprio questo passaggio tecnico che cambia il risultato finale.
L’indice FOI: il vero numero che conta per le pensioni
Nello stesso comunicato, l’ISTAT ha chiarito inoltre che:
- l’indice FOI è cresciuto dell’1,1% su dicembre 2024;
- in media annua 2025, l’aumento è pari al +1,4% (contro lo +0,8% del 2024).
Questo significa una sola cosa: le pensioni saranno rivalutate dell’1,4%, in linea con l’indice di rivalutazione provvisorio, e non dell’1,5%.
La percentuale è quindi ufficialmente confermata ed è quella che verrà applicata dall’INPS.
1,4% invece di 1,5%: pochi spiccioli, ma non irrilevanti
La differenza tra 1,4% e 1,5% è effettivamente spicciola. Ma su base annua, soprattutto per chi percepisce pensioni medio-basse, quei pochi euro avrebbero potuto fare la differenza.
È uno scarto ridotto, ma che pesa:
- sul totale annuo;
- sugli arretrati;
- e sul potere d’acquisto complessivo dei pensionati.
Quando si vedrà l’aumento sul cedolino della pensione
Chiarite le percentuali, la domanda ora è una sola: quando arriva l’aumento? Il cedolino di gennaio, come spesso accade, ha avuto un ruolo di transizione. Da febbraio, invece, l’aumento dovrebbe entrare a regime, con gli importi aggiornati.
Nel cedolino di febbraio infatti è finalmente visibile l’adeguamento all’inflazione, con l’applicazione della rivalutazione basata sull’indice FOI. Per evitare sorprese, è consigliabile verificare:
- la voce relativa alla rivalutazione per inflazione;
- l’importo lordo aggiornato;
- eventuali differenze rispetto a gennaio.




