Rimborso 730: Tempi Sempre Più Lunghi. Accrediti Rinviati ad Aprile

I rimborsi fiscali legati alla dichiarazione dei redditi 2025, anno di imposta 2024, continuano a procedere con estrema lentezza per una platea ben precisa di contribuenti: quelli che hanno presentato il modello 730 senza indicare il sostituto d’imposta. In questi casi, come noto, il rimborso non passa dalla busta paga o dalla pensione, ma viene erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate. Ed è proprio qui che si concentrano i ritardi.

La conferma ufficiale: lavorazione rinviata a febbraio 2026

A confermare lo slittamento è una comunicazione scritta inviata dall’Ufficio Rimborsi dell’Agenzia delle Entrate – Ufficio territoriale di Mantova, che chiarisce senza ambiguità i nuovi tempi. Nel testo si legge:

“Buongiorno, in relazione alla Vostra richiesta, si comunica che il prossimo ordinativo è previsto per la fine del mese di febbraio 2026, e di conseguenza il rimborso sarà accreditato presumibilmente verso la metà del mese di aprile 2026″.

Ecco il testo dell’email, proveniente dall’Ufficio di Mantova ma si tratta di informazioni che valgono per tutta Italia considerato che le lavorazioni dell’AdE sono centralizzate, cioè realizzate a Roma, per tutti i contribuenti della penisola:

Un passaggio che sposta ancora in avanti le aspettative di chi attende somme spesso rilevanti, maturate con la dichiarazione presentata nel 2025.

Perché i rimborsi 730 senza sostituto sono più lenti

Il nodo è strutturale. In assenza del sostituto d’imposta, l’Agenzia procede con controlli preventivi più approfonditi, soprattutto in presenza di detrazioni elevate o crediti consistenti (superiori a 4.000 euro). Questo comporta tempi di lavorazione molto più lunghi rispetto ai rimborsi “automatici” in busta paga.

In attesa anche chi ha presentato il modello Redditi PF

Non riguarda solo il 730. Anche i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione con modello Redditi Persone Fisiche (PF) rientrano nello stesso canale di rimborso diretto e, di conseguenza, subiscono analoghi ritardi. In molti casi l’attesa supera abbondantemente l’anno dalla presentazione della dichiarazione.

Un’attesa che pesa sui contribuenti

Il risultato è chiaro: rimborsi formalmente riconosciuti, ma incassati con mesi – se non anni – di ritardo, con nuove lavorazioni rinviate al 2026 e accrediti che, nella migliore delle ipotesi, arriveranno solo nella primavera dell’anno prossimo.