Nel dibattito sul rinnovo del CCNL Metalmeccanici Industria, il documento diffuso il 5 dicembre dall’Istat aggiunge un tassello importante per capire cosa sarebbe potuto accadere senza l’accordo del 22 novembre. Le stime ufficiali sull’inflazione confermano infatti che la trattativa sindacale ha inciso in modo diretto sugli aumenti salariali, evitando un esito molto più penalizzante per i lavoratori.
Vediamo quale sarà l’impatto sulla busta paga dei lavoratori metalmeccanici a partire da giugno 2026.
L’IPCA NEI stimato al 2% per il 2025-2026
Nel rapporto “Le prospettive per l’economia italiana nel 2025-2026”, uscito lo scorso dicembre, l’ISTAT ha indicato che la crescita dell’indicatore IPCA-NEI, ossia l’indice dei prezzi al consumo al netto dei beni energetici importati, è stimata intorno al 2% per il 2025, in continuità con le valutazioni già espresse a giugno.
Questo dato non è neutro per i lavoratori a cui si applicano i CCNL industria metalmeccanica, a partire da quello sottoscritto tra Federmeccanica-Assistal e Fim-Fiom-Uilm. L’IPCA-NEI rappresenta infatti il parametro utilizzato dalla clausola di garanzia del contratto, destinata ad attivarsi automaticamente in assenza di un’intesa tra le parti oppure nel caso in cui l’intesa stabilisca un valore più basso.
Cosa avrebbe prodotto la clausola di garanzia
Se l’aumento del CCNL firmato il 22 novembre 2025 fosse stato calcolato esclusivamente sulla base dell’indice ISTAT al 2%, i risultati sarebbero stati decisamente più contenuti. Guardando al livello C3, uno dei più diffusi nell’industria metalmeccanica, l’adeguamento salariale si sarebbe fermato a 43,17 euro sui minimi tabellari.
Un incremento coerente con una dinamica inflattiva moderata, ma lontano dalle richieste sindacali e insufficiente a recuperare il potere d’acquisto perso negli ultimi anni.
Il ruolo decisivo dell’accordo del 22 novembre
Il contratto sottoscritto il 22 novembre da Federmeccanica-Assistal e Fim-Fiom-Uilm ha invece fissato aumenti più elevati del 2% previsionale e ora – di fatto – confermato da ISTAT. Sempre per il livello C3, l’incremento previsto è pari a 53,17 euro, cioè 10 euro in più rispetto a quanto sarebbe derivato dall’applicazione automatica dell’IPCA-NEI.
Questo scarto è il frutto del rifiuto sindacale di accettare una soluzione agganciata unicamente alla clausola di garanzia, posizione sostenuta anche da 40 ore di sciopero.
Il confronto tra le due ipotesi di aumento
Di seguito il raffronto tra quanto stabilito dal contratto e quanto sarebbe scaturito dall’indice Istat per il 2025:
| Livello | Aumento CCNL (giugno 2026) | Aumento IPCA-NEI 2025 |
|---|---|---|
| C3 | 53,17 euro | 43,17 euro |
Il dato Istat del 5 dicembre conferma quindi che, senza l’intesa, gli aumenti sarebbero stati sensibilmente più bassi, riducendo l’impatto reale del rinnovo salariale sull’intero settore metalmeccanico.
Conseguentemente i lavoratori nel prossimo mese di giugno avranno un aumento di 53,17 euro in linea con un accordo su cui i sindacati hanno spinto per avere più soldi, rifiutando la logica degli industriali che proponevano di fermarsi al solo parametro ISTAT.




