L’importo dei buoni pasto dei dipendenti del pubblico impiego sono fermi da anni e con le novità introdotte dalla nuova legge di Bilancio emergono le prime richieste dei comparti finalizzate ad aumentarne il valore giornaliero.
I primi a muoversi, a quanto ci consta, sono i Vigili del Fuoco che chiedono un adeguamento in base al costo della vita, salito oramai da tempo. A Roma, con una nota ufficiale inviata al Governo il 29 gennaio 2026, il tema dei buoni pasto bloccati a 7 euro dal 2012 torna al centro del confronto istituzionale. Non una rivendicazione simbolica, ma una richiesta legata alla salute, alla sicurezza e alla piena operatività del personale impegnato nel soccorso pubblico.
Inflazione alimentare e potere d’acquisto eroso
Secondo i dati più recenti diffusi dall’ISTAT, nel periodo 2021-2025 i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del 24,9%. Un incremento che ha inciso in modo diretto sulla capacità dei lavoratori di sostenere spese essenziali.
Per i Vigili del Fuoco, che operano spesso in turnazioni prolungate e in condizioni estreme, il valore attuale del buono pasto non è più sufficiente a garantire un pasto adeguato.
La specificità del Corpo e la “salute operativa”
Il punto centrale della richiesta – avanzata da Uil Fp Vigili del Fuoco – riguarda la specificità del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Le attività di soccorso tecnico urgente richiedono un elevato fabbisogno energetico, idrosalino e nutrizionale.
Un’alimentazione insufficiente non è solo un problema economico: incide sulla prontezza fisica, sulla lucidità operativa e, in ultima analisi, sulla sicurezza dei lavoratori e dei cittadini soccorsi.
La richiesta al Governo e l’allineamento alla Manovra
Nella nota indirizzata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e ai Ministeri competenti, viene chiesto di allineare il valore nominale dei buoni pasto a 10 euro, in coerenza con quanto previsto dall’ultima Legge di Bilancio per la soglia di esenzione fiscale dei ticket elettronici.
La proposta è chiara: utilizzare risorse extra-contrattuali, evitando ricadute sui rinnovi contrattuali in corso.
Un investimento sulla sicurezza collettiva
L’appello si chiude con un messaggio politico netto: garantire un pasto dignitoso a chi opera quotidianamente nelle emergenze non è una spesa improduttiva.
È, al contrario, un investimento diretto sulla sicurezza pubblica, sulla tenuta fisica del personale e sulla qualità del servizio reso alla collettività.




