Stipendi nella PA: in Quali Comparti le Donne Guadagnano Meno?

I dati pubblicati dall’ARAN ed elaborati dalla Ragioneria Generale dello Stato sulla composizione della pubblica amministrazione italiana mostrano un quadro netto: nel 2021 le donne rappresentavano quasi il 60% dei dipendenti pubblici. Una maggioranza evidente che, però, non si distribuisce in modo uniforme nei diversi comparti e che apre una domanda cruciale: la forte presenza femminile spiega anche i bassi stipendi del settore pubblico?

Quanti sono i dipendenti pubblici in Italia

Secondo lo studio statistico della Ragioneria Generale dello Stato, nel 2021 i dipendenti pubblici erano circa 3,2 milioni. Di questi, quasi sei su dieci erano donne. Questo dato colloca l’Italia in linea con molti Paesi europei, dove la pubblica amministrazione è tradizionalmente un importante bacino di occupazione femminile.

Ma la media nasconde forti differenze interne: scuola, università, sanità, enti locali, magistratura e ministeri presentano composizioni di genere molto diverse tra loro.

La scuola: un comparto sempre più femminile

Il settore più sbilanciato è senza dubbio la scuola. Le donne rappresentano ormai circa l’80% del personale scolastico, con percentuali ancora più alte nella scuola primaria e dell’infanzia. Il fenomeno non è recente: già negli anni Sessanta si segnalava la progressiva uscita degli uomini dall’insegnamento, diventato sempre più un lavoro “al femminile”.

Nel tempo, la professione docente ha perso attrattività economica e prestigio sociale. Gli stipendi degli insegnanti italiani sono tra i più bassi d’Europa rispetto al costo della vita e crescono lentamente con l’anzianità. Il legame tra femminilizzazione e svalutazione economica appare evidente: un settore a maggioranza femminile è anche uno dei meno retribuiti della pubblica amministrazione.

Università: il dominio maschile nei ruoli meglio pagati

Il quadro si ribalta se si osserva l’università. Qui la presenza femminile è elevata tra le studentesse e nel personale amministrativo, ma cala drasticamente nei ruoli accademici più alti: ricercatori strutturati, professori associati e ordinari restano prevalentemente uomini.

Questo fenomeno è noto come “soffitto di cristallo”: le donne entrano nel sistema universitario ma faticano a raggiungere le posizioni di vertice. La precarietà iniziale della carriera, la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia e la persistenza di reti di potere maschili rallentano l’avanzamento femminile.

Non è un dettaglio secondario che proprio l’università, dove la presenza maschile è maggiore, offra stipendi medi più alti rispetto alla scuola.

Gli altri comparti: più equilibrio, ma non ai vertici

Nei ministeri, negli enti locali e nella sanità la distribuzione di genere è più equilibrata. Qui uomini e donne si avvicinano al 50% ciascuno. Tuttavia, anche in questi settori persiste una differenza importante: le donne sono più numerose nei ruoli medi e bassi, mentre gli uomini restano prevalenti nelle posizioni dirigenziali.

Questo indica che la parità numerica non coincide con la parità di potere. La segregazione verticale continua a caratterizzare gran parte della pubblica amministrazione.

La magistratura: una trasformazione generazionale

Un caso emblematico è quello della magistratura. Storicamente maschile, è diventata nel giro di due generazioni una professione a forte presenza femminile, soprattutto tra i magistrati più giovani. L’accesso paritario agli studi giuridici e ai concorsi pubblici ha favorito questo cambiamento.

Tuttavia, anche qui la presenza femminile diminuisce nei ruoli apicali: le donne sono numerose nei tribunali, ma restano minoritarie nelle posizioni direttive e negli incarichi più prestigiosi.

Femminilizzazione e stipendi: esiste un legame?

La correlazione tra femminilizzazione di un settore e bassi salari è ampiamente studiata in sociologia del lavoro. Quando una professione diventa prevalentemente femminile, tende a essere percepita come meno tecnica e meno strategica, e quindi meno meritevole di retribuzioni elevate.

Non si può dire che gli stipendi siano bassi perché ci sono molte donne, ma che i settori meno pagati attirano meno uomini e si femminilizzano più facilmente. I due processi si rafforzano a vicenda.

Composizione di genere nella Pubblica Amministrazione italiana