Un contratto part-time non può tradursi in un lavoro senza regole di orario. Lo chiarisce una sentenza del Tribunale di Firenze che accoglie il ricorso di una lavoratrice e stabilisce paletti netti sugli orari. Una decisione che richiama le responsabilità dei datori di lavoro e rafforza i diritti di chi lavora con un tempo parziale.
Contratto part-time ma senza orari definiti
La vicenda riguarda una donna di 50 anni, assunta nel 2023 con contratto part-time a tempo indeterminato come addetta ai servizi di ristorazione in un bar della stazione centrale a Firenze. Dopo una serie di contratti a termine, l’assunzione stabile non porta però a una maggiore certezza organizzativa.
Nel contratto non risultano orari fissi. I turni vengono comunicati di settimana in settimana, tramite messaggi WhatsApp, e cambiano continuamente, impedendo alla lavoratrice di avere una programmazione stabile.
Le difficoltà per la lavoratrice senza orari fissi
La lavoratrice ha una figlia da accudire e chiede all’azienda orari certi, in particolare nella fascia mattutina, per poter organizzare la vita familiare. La richiesta non trova riscontro. Tra le parti non si raggiunge alcun accordo e la situazione resta invariata.
L’assenza di orari definiti rende impossibile pianificare impegni personali e familiari, creando una condizione di forte incertezza.
Il ricorso e la decisione del Tribunale
La donna decide quindi di rivolgersi al Tribunale del Lavoro di Firenze. Il giudice accoglie il ricorso in toto e ordina all’azienda di assegnarle un orario fisso pari a 6 ore al giorno per 6 giorni lavorativi, con turni stabiliti:
- dalle 6 alle 12,
- oppure dalle 7 alle 13.
Nella decisione, il Tribunale tiene conto anche delle indicazioni del medico aziendale, che prescrive per la lavoratrice esclusivamente il turno mattutino.
Le responsabilità del datore di lavoro
Secondo il Tribunale, l’azienda ha commesso una violazione precisa: non ha indicato in modo chiaro e stabile la collocazione temporale del lavoro, come invece la legge impone nei contratti part-time.
La normativa prevede infatti che l’orario sia definito per iscritto, specificando quando il lavoratore deve prestare servizio: nel giorno, nella settimana, nel mese e nell’anno. La turnazione “fluida” adottata fino a quel momento è stata quindi giudicata incompatibile con questi obblighi.
Risarcimento economico e spese legali
Oltre a imporre un nuovo orario, il Tribunale di Firenze ha condannato l’azienda a:
- versare alla lavoratrice un risarcimento pari all’8% della retribuzione mensile, calcolato dal momento dell’assunzione (gennaio 2023) fino al deposito del ricorso (settembre 2024),
- pagare circa 3.000 euro di spese legali
Una conseguenza economica che rafforza il valore della decisione.
Un principio valido per tutti i contratti part-time
Nella sentenza viene richiamato anche un recente orientamento della Corte di Cassazione, che ribadisce come la normativa sul part-time serva a bilanciare le esigenze organizzative dell’azienda con il diritto del lavoratore a gestire consapevolmente il proprio tempo.
Il messaggio è chiaro: il part-time non può diventare un lavoro “a chiamata” mascherato.
La sentenza rappresenta un riferimento importante per chi si trova in situazioni simili e chiarisce quali comportamenti non sono ammessi nei contratti a tempo parziale.




