Con l’entrata in vigore della recente normativa sul pignoramento automatico degli stipendi dei dipendenti pubblici in caso di debiti con l’erario, in questo mese di febbraio ci saranno dipendenti che scopriranno di avere uno stipendio più basso per un pignoramento senza aver mai messo piede in tribunale.
Nessun ufficiale giudiziario, nessun giudice, nessuna udienza. Solo una busta paga che, da un mese all’altro, si alleggerisce.
La ragione è quasi sempre la stessa: pignoramento fiscale attivato dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Perché lo stipendio diventa improvvisamente più basso
Quando un dipendente pubblico ha cartelle esattoriali non pagate o avvisi esecutivi scaduti, l’Agenzia Entrate Riscossione può procedere con il pignoramento presso terzi.
Il “terzo” è l’ufficio che paga lo stipendio (RTS o ente datore di lavoro).
Il percorso è questo:
- viene notificata una cartella o un avviso di pagamento;
- se non si paga o non si rateizza, il credito diventa esecutivo;
- l’AdER può notificare l’atto di pignoramento al datore di lavoro o al sostituto d’imposta stipendi;
- l’ufficio è obbligato a trattenere una quota della retribuzione.
Nella pratica il lavoratore spesso vede solo:
- il netto che scende;
- una nuova voce in busta paga con la voce “trattenuta obbligatoria”;
- nessuna spiegazione diretta.
Ed è qui che nasce la domanda: “Come faccio a sapere se mi stanno pignorando lo stipendio?”
La norma che ha abbassato la soglia a 2.500 euro
Il controllo sugli stipendi pubblici non nasce per caso.
La base giuridica è l’articolo 48-bis del DPR 602/1973, che impone alle Pubbliche Amministrazioni di verificare se chi deve ricevere un pagamento ha debiti fiscali.
Con la Legge di Bilancio 2025 (Legge 207/2024) questa verifica è stata estesa in modo strutturale anche agli stipendi e alle indennità dei dipendenti pubblici, fissando la soglia a 2.500 euro.
In sostanza:
- se lo stipendio supera i 2.500 euro;
- l’amministrazione deve verificare la posizione debitoria;
- se risultano debiti oltre 5.000 euro, l’Agenzia Entrate Riscossione può attivare la procedura esecutiva.
Non è quindi una prassi interna: è una conseguenza diretta della normativa sulla riscossione.
Come verificare se ci sono cartelle esattoriali da pagare
Il controllo si fa online, sul portale dell’Agenzia Entrate Riscossione.
Non occorre presentarsi agli sportelli dell’Agenzia.

Dopo l’accesso con SPID, CIE o CNS, si entra nell’Area riservata – Cittadini e Imprese.
Da qui bisogna cliccare su:
“Situazione debitoria – consulta e paga”
È la sezione che raccoglie:
- cartelle da pagare;
- importi già saldati;
- rateizzazioni;
- procedure esecutive.
Dove si vede se esiste un pignoramento

All’interno della sezione “Situazione debitoria” compaiono più schede:
- Da saldare
- Saldati
- Procedure attivate
- Rateizzazioni
La scheda decisiva è “Procedure attivate”.
Se qui compare una voce come:
- pignoramento presso terzi;
- procedura esecutiva;
- atto di riscossione,
significa che l’Agenzia ha già avviato un’azione concreta sullo stipendio.

In questo caso non ci sono cartelle da saldare.
In sintesi: priorità al controllo
Quando lo stipendio si abbassa senza spiegazioni, oggi la causa più probabile è un pignoramento fiscale silenzioso.
La normativa ha reso automatici i controlli sugli stipendi pubblici sopra i 2.500 euro e ha dato all’Agenzia Entrate Riscossione strumenti diretti per intervenire.
La vera difesa non è aspettare la busta paga, ma: controllare periodicamente l’area riservata dal portale “agenzia entrate riscossione”.
Perché oggi il pignoramento non bussa alla porta.
Aspetta già online.




