Un diritto fondamentale, spesso dato per scontato, può trasformarsi in una battaglia legale quando viene negato. È ciò che è successo all’Azienda Sanitaria Territoriale (AST) di Macerata, dove 32 operatori sanitari hanno dovuto rivolgersi al tribunale per ottenere il riconoscimento dei buoni pasto per i turni di lavoro effettivi.
L’inizio del contenzioso per i buoni pasto nel 2022
La vicenda nasce nel 2022, quando un gruppo di operatori sanitari dell’AST di Macerata, sostenuto dal NurSind, nota che non riceve i buoni pasto per i giorni in cui lavora turni superiori alle sei ore.
Il diritto alla mensa, previsto dal contratto collettivo nazionale, non viene dunque rispettato. Inoltre, i regolamenti aziendali interni riconoscono i buoni solo parzialmente e in modo disomogeneo da presidio a presidio.
Di fronte a questa situazione, i lavoratori decidono quindi di rivolgersi al Tribunale di Macerata, chiedendo il pieno riconoscimento dei buoni pasto e il rimborso degli importi mancanti.
Buoni pasto agli OO.SS: la sentenza
Il primo grado si chiude con una sentenza sfavorevole: i lavoratori non ottengono quanto richiesto e sono anche condannati a pagare le spese legali.
Ma nel 2025, la Corte di Appello di Ancona ribalta completamente il giudizio. Con la sentenza n. 336/2025, condanna l’AST di Macerata a risarcire i 32 dipendenti con:
- oltre 81 mila euro di rimborso per i buoni pasto non erogati;
- interessi legali, spese processuali e oneri accessori, per un totale che supera 107 mila euro.
La Corte conferma dunque che il diritto alla mensa non può essere limitato da regolamenti interni e che i lavoratori devono ricevere i buoni pasto per tutti i turni effettivamente lavorati.
Precedenti e altre vittorie nel settore sanitario
Il caso di Macerata si inserisce in un contesto più ampio. Negli ultimi anni, diversi tribunali hanno riconosciuto il diritto ai buoni pasto anche in altre strutture sanitarie, con risultati simili:
- Nel presidio di Camerino, a maggio 2025, è stata raggiunta una conciliazione con il riconoscimento dell’80% delle somme dovute.
- A Messina, gli infermieri turnisti della ASP che lavorano oltre sei ore hanno ottenuto il riconoscimento del buono pasto, anche in presenza della mensa.
- Nel marzo 2025, una sentenza ha obbligato la ASL di Viterbo a corrispondere dieci anni di buoni pasto arretrati ai lavoratori, per un totale di circa 400.000 euro.
- Ancora prima, a gennaio 2025, la Corte di Appello di Milano aveva condannato l’ASST Valle Olona a risarcire 22 infermieri con circa 8.000 euro ciascuno per la mancata concessione della pausa mensa.
Questi precedenti (ma la lista potrebbe continuare) consolidano il principio secondo cui i diritti dei lavoratori sanitari non possono essere compressi da regolamenti aziendali o decisioni arbitrarie.
Buoni pasto più alti nel 2026: un riconoscimento anche legislativo
A pochi mesi dalle suddette sentenze, la Legge di Bilancio 2026 è intervenuta rafforzando ulteriormente il diritto dei lavoratori alla mensa, innalzando il valore dei buoni pasto da 8 a 10 euro.
Questo aumento si lega direttamente alla battaglia dei sanitari di Macerata e agli altri precedenti: non solo conferma il principio secondo cui i buoni pasto devono essere erogati per tutti i turni effettivi, ma incrementa anche il sostegno economico giornaliero, avvicinandolo al costo reale dei pasti.
In questo senso, il percorso giudiziario e le modifiche legislative vanno a braccetto, migliorando concretamente le condizioni di lavoro dei dipendenti della sanità pubblica.




