Prima l’inflazione, poi il rialzo dei prezzi dell’energia e delle materie prime legato anche alla guerra tra Russia e Ucraina. Il risultato, oggi, è che il carovita sta rallentando ma il potere d’acquisto non è tornato ai livelli precedenti. È questo il punto di partenza delle valutazioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb): il recupero dallo shock inflazionistico è lento e, guardando avanti, entro fine 2027 i salari reali saranno ancora più bassi di oltre due punti percentuali rispetto al 2021.
Significa una cosa semplice: anche se lo stipendio in busta paga può restare uguale o salire, con prezzi più alti si comprano meno beni e servizi.
Perché i salari reali scendono nonostante il rallentamento dei prezzi
L’Upb collega la perdita di potere d’acquisto a un passaggio chiave: l’impennata dei prezzi ha “eroso” le tasche degli italiani e questo effetto non si cancella in pochi mesi. Il fatto che l’inflazione negli ultimi due anni sia sostanzialmente decelerata aiuta a non peggiorare, ma non basta per recuperare ciò che è stato perso prima. Se il livello dei prezzi resta più alto rispetto al 2021, serve una crescita delle retribuzioni che corra più dell’aumento dei prezzi per riportare il potere d’acquisto indietro. Secondo l’Upb, questo non accadrà in misura sufficiente.
Crescita economica debole: 0,5% nel 2025 e ripresa lenta
C’è poi un secondo tassello logico: la crescita dell’economia resta contenuta. Per il 2025 l’Upb indica un aumento del Pil dello 0,5%, spiegando anche la differenza con il dato Istat (+0,7%): dipende dalla base di calcolo e dall’aggiustamento per i giorni lavorativi, tre in meno nel 2025 rispetto al 2024. In pratica, meno giorni “utili” di lavoro nell’anno riducono il valore misurato della crescita. Con un Pil che avanza poco, è più difficile che i salari recuperino davvero terreno.
Pnrr e rischi: perché il recupero resta incerto fino al 2027
L’Upb vede un rafforzamento della crescita allo 0,7% nel 2026, grazie all’attuazione del Pnrr e a ipotesi internazionali “meno penalizzanti” per la domanda estera.
Nel 2027 è atteso lo stesso valore. Ma l’Upb avverte che i rischi sono orientati al ribasso: contesto globale, umori dei mercati finanziari e cambiamento climatico. Anche l’occupazione crescerebbe a ritmi contenuti, con disoccupazione intorno al 6%. Un quadro che spiega perché, senza una spinta forte e stabile, i salari reali rischiano di restare indietro fino al 2027.




