Scatta la Trasparenza Retributiva: gli Stipendi di Docenti, ATA e Dirigenti Saranno Visibili da Tutti

La nuova normativa sulla trasparenza retributiva approvata ieri in via preliminare dal Consiglio dei Ministri, in recepimento della direttiva europea 2023/970, introduce anche per la scuola diritti e obblighi finora poco discussi.
Docenti e personale ATA potranno chiedere informazioni sulle retribuzioni medie e sui criteri di attribuzione dei compensi, ma l’applicazione concreta all’interno delle istituzioni scolastiche solleva non poche criticità operative.

Chi è il datore di lavoro? A chi va presentata la domanda? E cosa succede se dirigente o segreteria non sono preparati?

Trasparenza retributiva: la norma si applica anche alla scuola

Il decreto legislativo sulla trasparenza retributiva si applica a tutti i datori di lavoro pubblici, quindi anche alle istituzioni scolastiche statali.

Rientrano nel perimetro:

  • docenti di ruolo e a tempo determinato
  • personale ATA
  • educatori
  • dirigenti scolastici

Il diritto alla trasparenza non è automatico, ma si attiva su richiesta del lavoratore.

Chi è il datore di lavoro nella scuola

Nella scuola il datore di lavoro, in senso giuridico e funzionale, è il
Dirigente scolastico.

È il dirigente scolastico che:

  • esercita i poteri datoriali
  • organizza il lavoro
  • assegna incarichi
  • attribuisce compensi accessori
  • risponde degli obblighi verso i dipendenti

Di conseguenza:

  • la richiesta di trasparenza retributiva va indirizzata al dirigente scolastico
  • non al Ministero
  • non all’USR
  • non al MEF

Cosa possono chiedere docenti e ATA

Il personale scolastico può chiedere, per iscritto:

  • i livelli retributivi medi della propria categoria
  • distinti per genere
  • i criteri utilizzati per:
    • compensi accessori
    • incarichi retribuiti
    • progressioni economiche

Cosa non può essere richiesto

La normativa tutela la privacy. Non è possibile ottenere:

  • nomi dei colleghi
  • stipendi individuali
  • buste paga nominative

I dati devono essere aggregati e anonimi.

Perché nella scuola il tema è delicato

Lo stipendio base nella scuola è:

  • tabellare
  • definito dal CCNL
  • uguale a parità di ruolo e anzianità

Il vero nodo riguarda:

  • compensi accessori
  • funzioni strumentali
  • incarichi aggiuntivi
  • fondi FIS, PNRR e progetti

È qui che la trasparenza può far emergere differenze non sempre percepite come eque.

Se il dirigente scolastico “non sa” gli stipendi

Capita spesso. Ma non è una giustificazione valida.

Il dirigente scolastico:

  • non deve sapere tutto
  • deve attivarsi per acquisire le informazioni

Se i dati non sono nella sua disponibilità immediata, ha l’obbligo di:

  • chiederli alla segreteria
  • acquisirli dai sistemi contabili
  • ricostruire i criteri applicati

La risposta deve arrivare entro 2 mesi dalla richiesta.

E se la segreteria scolastica non è all’altezza?

Questa è una delle criticità più frequenti.

È importante chiarire che:

  • la segreteria non è il datore di lavoro
  • eventuali inefficienze non ricadono sul dipendente
  • la responsabilità resta in capo al dirigente scolastico

Motivi come:

  • carenza di personale
  • mancanza di competenze
  • difficoltà nei sistemi informativi

sono problemi organizzativi interni, non cause di esclusione del diritto.

Cosa succede se non arriva risposta

Se entro due mesi:

  • la risposta non arriva
  • oppure è evasiva o incompleta

il dipendente può:

  1. inviare un sollecito formale
  2. rivolgersi a RSU o sindacati
  3. segnalare l’inadempienza agli organismi competenti

Il diritto alla trasparenza non decade.