C’è una buona notizia per molte mamme che attendono un sostegno economico dopo la nascita di un figlio. L’INPS ha disposto i pagamenti della maternità comunale, dando finalmente risposta a chi aveva già presentato domanda nei mesi scorsi. Si tratta di un bonus spesso poco conosciuto, ma fondamentale per le famiglie con redditi medio-bassi che non hanno accesso ad altri bonus di maternità.
Vediamo cos’è, a chi spetta e come funziona.
Cos’è la maternità comunale e perché è diversa dagli altri bonus
La maternità comunale, chiamata anche assegno di maternità dei Comuni, è un contributo economico destinato alle madri che non percepiscono altre indennità di maternità o che ricevono importi molto bassi.
È una misura:
- assistenziale, non legata al lavoro;
- finanziata dallo Stato;
- pagata dall’INPS, ma concessa dai Comuni.
Proprio per questo motivo i tempi di pagamento possono essere lunghi, e ogni accredito viene atteso con particolare attenzione.
Chi può richiedere la maternità comunale
La maternità comunale spetta alle madri che rispettano precisi requisiti, pensati per sostenere le famiglie in maggiore difficoltà economica.
Possono fare domanda:
- madri disoccupate o inattive;
- lavoratrici con contratti precari che non hanno diritto alla maternità INPS;
- madri che percepiscono un’indennità di maternità inferiore all’importo dell’assegno comunale (in questo caso spetta la differenza).
La domanda va presentata al Comune di residenza, non all’INPS.
Il requisito ISEE: attenzione alla soglia
Uno dei requisiti fondamentali è il valore dell’ISEE. Per avere diritto alla maternità comunale è infatti necessario:
- presentare un ISEE in corso di validità;
- non superare la soglia stabilita annualmente (rivalutata ogni anno in base all’inflazione). Per il 2026 il limite ISEE per accedervi è 20.668,26 euro.
Se l’ISEE supera il limite, la domanda viene respinta anche in presenza degli altri requisiti.
Pagamenti in vista: cosa significa per le beneficiarie
Qualche ora fa, sui Fascicoli Previdenziali delle interessate è comparsa la disposizione di pagamento del bonus. L’accredito è fissato per giovedì 12 febbraio:

Le erogazioni riguardano:
- le domande già accolte dal Comune;
- pratiche correttamente trasmesse all’INPS;
- richieste presentate entro i termini previsti (ossia entro sei mesi dalla nascita del bambino o dall’effettivo ingresso in famiglia del minore adottato o in affido preadottivo).
L’accredito arriva direttamente sul conto corrente indicato nella domanda. In alcuni casi la visualizzazione sul Fascicolo Previdenziale può richiedere qualche giorno in più.
Quanto spetta con il bonus comunale
L’assegno viene riconosciuto:
- per un totale di 5 mensilità;
- con un importo mensile stabilito a livello nazionale e aggiornato ogni anno.
Per il 2026 l’importo è pari a 413,10 euro, per un totale di 2.065,50 euro.
Nel 2025, invece, il massimo importo mensile era di poco inferiore. Ammontava infatti a 407,40 euro, per un totale di 2.037 euro: l’importo visibile nella foto sopra. Da ciò si evince che il bonus viene pagato in un’unica soluzione.




