Le famiglie stanno già pagando le rette degli asili nido, ma il Bonus Nido 2026 è ancora fermo ai box di partenza. Le domande non sono state aperte e cresce l’incertezza tra i genitori che contavano sul rimborso per alleggerire le spese.
Intanto, sui social dell’INPS si moltiplicano le richieste di chiarimento. Cosa sta succedendo? E soprattutto: chi potrà beneficiarne quando partirà la procedura? Vediamo meglio nel dettaglio.
Bonus Nido 2026: perché le domande non sono ancora attive
A inizio 2026 molti genitori si aspettavano l’apertura delle domande per il Bonus Nido, il contributo che ogni anno aiuta a coprire:
- le spese per l’asilo nido dei figli sotto i 3 anni;
- le spese sostenute per forme di supporto presso la propria abitazione a favore di bambini, al di sotto dei tre anni, affetti da gravi patologie croniche.
Tuttavia, al momento, la procedura non risulta ancora disponibile sul portale INPS.
Questo significa che le famiglie stanno anticipando di tasca propria le rette mensili, senza poter ancora richiedere il rimborso. Una situazione che pesa soprattutto su chi ha un ISEE medio-basso e fa affidamento su questo sostegno per gestire il bilancio familiare.
L’attesa sta generando dubbi e preoccupazioni: quando sarà possibile fare domanda? I requisiti resteranno gli stessi? Ci saranno novità negli importi? Vediamo cosa sappiamo.
Chi sono i beneficiari del Bonus Nido 2026
Il Bonus Nido è destinato ai genitori di bambini:
- con età inferiore ai 3 anni,
- iscritti a un asilo nido pubblico o privato autorizzato,
- oppure affetti da gravi patologie croniche e bisognosi di assistenza sanitaria domiciliare.
Possono presentare domanda:
- genitori italiani o cittadini UE,
- cittadini extra UE con regolare permesso di soggiorno,
- genitori residenti in Italia.
La richiesta deve essere presentata dal genitore che sostiene il pagamento delle rette.
Il contributo è individuale e legato al singolo bambino: se in famiglia ci sono più figli sotto i 3 anni, è possibile richiedere il bonus per ciascuno di loro.
Requisiti ISEE e importi previsti
L’importo del Bonus Nido varia in base all’ISEE minorenni in corso di validità. In linea con le precedenti edizioni, il contributo viene modulato su tre fasce:
- ISEE fino a 25.000 euro: importo massimo più alto (fino a 3.000 euro per bambini nati prima del 1° gennaio 2024 e fino a 3.600 euro per quelli nati dopo),
- ISEE tra 25.001 e 40.000 euro: importo intermedio,
- ISEE oltre 40.000 euro o assente: importo minimo (1.500 euro sia per i bambini nati prima del 1° gennaio sia per quelli nati dopo).
Senza ISEE aggiornato, si ha diritto solo all’importo minimo previsto.
Il rimborso viene erogato mensilmente, dietro presentazione delle ricevute di pagamento delle rette. Ed è proprio qui che nasce il problema attuale: le famiglie stanno già pagando, ma non possono ancora caricare nulla.
Genitori in attesa mentre le rette vengono pagate
Gennaio e febbraio sono mesi in cui molte famiglie hanno già versato due o più mensilità. Senza l’apertura delle domande, però, non è possibile avviare la richiesta di rimborso.
Questo significa:
- anticipo totale delle spese,
- incertezza sui tempi di recupero delle somme,
- difficoltà di pianificazione economica.
INPS sommersa di domande sui social
Nel frattempo, sui canali social ufficiali dell’INPS si stanno moltiplicando i commenti di genitori che chiedono informazioni sull’apertura delle domande 2026. Ecco un esempio:

Le richieste più frequenti riguardano:
- data ufficiale di avvio della procedura,
- validità delle ricevute già pagate,
- eventuali cambiamenti nei requisiti.
Molti utenti chiedono anche rassicurazioni sul fatto che le mensilità già versate saranno comunque rimborsabili una volta aperta la piattaforma. Ma per adesso, l’INPS rimane molto vago, dicendo che fornirà indicazioni solo a tempo debito.
Quando potrebbero aprire le domande del Bonus Nido 2026
L’unica cosa che si può fare per cercare di fornire qualche indicazione è guardare il calendario degli anni passati. Nel 2025 le domande per il Bonus Nido si aprirono il 20 marzo, mentre le lavorazioni iniziarono il 2 aprile. Se l’INPS dovesse seguire lo stesso schema anche nel 2026, mancherebbe ancora più di un mese all’avvio della procedura.
Questo significa che le famiglie dovranno probabilmente continuare ad anticipare le spese ancora per diverse settimane, prima di poter presentare la richiesta di rimborso.
Come già accaduto negli anni precedenti, le mensilità pagate prima dell’apertura della piattaforma dovrebbero comunque essere rimborsabili, purché correttamente documentate. Per questo è fondamentale conservare ogni ricevuta ed essere pronti a caricarla appena il servizio sarà attivo.
Nel frattempo, è consigliabile verificare di avere un ISEE minorenni aggiornato al 2026 e controllare periodicamente il portale INPS e i canali ufficiali.




