Il 12 febbraio si sono viste le lavorazioni dell’Assegno di Inclusione sui fascicoli dei percettori. Le pratiche risultano chiuse nella stessa giornata e nei sistemi è comparsa la data di accredito: venerdì 13 gennaio. Un aggiornamento atteso da migliaia di famiglie che monitoravano lo stato della domanda e delle ricariche.
Gli accrediti in arrivo riguardano diverse casistiche: arretrati, prima mensilità per i nuovi beneficiari e situazioni pregresse sospese nei mesi scorsi per controlli o aggiornamenti documentali. In molti casi la chiusura della lavorazione ha coinciso con l’allineamento dei dati reddituali aggiornati.
Ecco cosa appare sul sito INPS ai beneficiari dal pomeriggio del 12 febbraio:

Prima mensilità e nuovo ISEE: importi più bassi
Per chi vede la prima mensilità allineata al nuovo ISEE, stanno emergendo importi sensibilmente ridotti rispetto alle aspettative. Anche piccoli aumenti di reddito dichiarato, rispetto all’anno precedente, incidono direttamente sul calcolo del beneficio.
L’Assegno di inclusione, infatti, è una misura strettamente legata alla situazione economica del nucleo familiare. Se il reddito familiare (del titolare o di altri componenti il nucleo) risulta più alto, anche di poche centinaia di euro, la quota integrativa si abbassa in modo proporzionale. Questo meccanismo sta producendo ricariche molto contenute. Importi praticamente irrilevanti, come anticipato da TuttoLavoro24.it, che spingeranno i beneficiari ad abbandonare gradualmente la Carta di Inclusione.
L’altro motivo degli importi bassi deriva dalla novità della legge di Bilancio 2026: da gennaio la prima ricarica del nuovo ciclo avrà l’importo ridotto del 50%. Non una conseguenza dei redditi, ma un effetto della nuova normativa che elimina il “mese di sospensione” tra un ciclo e l’altro.
Ricariche inferiori ai 100 euro
Ma torniamo ai redditi più alti che abbassano la rata mensile. Dalle prime verifiche effettuate dai percettori, si registrano importi della ricarica molto bassi, in alcuni casi anche inferiori ai 100 euro e, in situazioni specifiche, addirittura intorno ai 50 euro.
Si tratta soprattutto di nuclei che hanno dichiarato redditi leggermente più alti nel 2023 o 2024, oppure che hanno avuto variazioni patrimoniali rilevate dal nuovo ISEE. Le riduzioni non dipendono da errori di sistema ma dall’applicazione delle formule di calcolo previste dalla normativa.
Per molti beneficiari il 13 gennaio rappresenterà quindi una data chiave per verificare l’effettivo importo accreditato e comprendere l’impatto del nuovo ISEE sull’assegno.




