E’ Meglio che gli Statali Prendano il TFS in Ritardo, Non Sanno Gestire i Soldi. E’ Bufera sulle Parole INPS

L’INPS finisce nella bufera per una memoria depositata davanti alla Corte Costituzionale che rischia di trasformarsi in un clamoroso boomerang. Nel tentativo di difendere la norma che impone ai dipendenti pubblici di attendere anche anni prima di ricevere il Trattamento di Fine Servizio (TFS), l’Istituto di previdenza arriva a sostenere una tesi che suona come una vera e propria accusa di incapacità – se non di ignoranza finanziaria – nei confronti dei lavoratori pubblici.

Secondo l’INPS, una “copiosa letteratura economica” dimostrerebbe che chi riceve somme elevate in un’unica soluzione sarebbe portato a spenderle in “gratificazioni immediate”, senza preoccuparsi di risparmiare per il futuro. Tradotto: meglio dilazionare la buonuscita, perché i dipendenti pubblici non saprebbero gestire responsabilmente i propri soldi.

Un’argomentazione che ha fatto esplodere l’ira dei sindacati. La CGIL parla di tesi “inaccettabili”, la CISL si dice “offesa”, mentre la Confsal Unsa denuncia una “totale mancanza di rispetto” verso le capacità intellettive dei lavoratori.

La predica dall’alto: chi scrive la memoria INPS

A rendere la vicenda ancora più esplosiva è un dettaglio che nessuno ignora: la memoria è stata con ogni probabilità redatta o avallata da dirigenti INPS con stipendi a sei cifre, figure apicali che non subiscono né ritardi nella liquidazione né pagamenti a rate del proprio trattamento economico. Una lezione di “educazione finanziaria” che arriva dunque dall’alto, da chi non conosce l’attesa forzata di anni per ricevere una parte del proprio salario già maturato.

Cosa rischia davvero l’INPS

La strategia difensiva dell’Istituto appare inoltre fragile sul piano giuridico. Il meccanismo della buonuscita a rate è già stato censurato dalla Consulta nel 2023, e l’udienza pubblica tenutasi nei giorni scorsi potrebbe portare a una nuova bocciatura.

Se la Corte dovesse dichiarare illegittima la norma:

  • l’INPS rischierebbe un impatto finanziario immediato per il pagamento integrale delle liquidazioni arretrate;
  • si aprirebbe la strada a nuovi ricorsi e richieste di risarcimento;
  • verrebbe smontata una difesa che, invece di poggiare su solidi principi costituzionali, sembra basarsi su un giudizio morale sui lavoratori.

La decisione della Corte Costituzionale è attesa nelle prossime settimane. Ma una cosa è già chiara: accusare i dipendenti pubblici di non saper gestire i propri soldi potrebbe rivelarsi l’errore più grave della strategia INPS, tanto sul piano legale quanto su quello politico e sociale.