Non è la svolta attesa sugli stipendi dei lavoratori statali dipendenti degli enti locali. Il rinnovo del CCNL Funzioni Locali 2022-2024 è in dirittura d’arrivo, in attesa del via libera definitivo della Corte dei Conti e la firma già programmata in ARAN il 23 febbraio, ma le cifre che circolano rischiano di tradursi in incrementi netti molto più bassi rispetto agli importi lordi annunciati. Un punto politico non secondario su cui batte in queste settimane il sindacato FP CGIL, che non ha firmato l’ipotesi di accordo, giudicandola insufficiente.
Cosa prevede l’accordo
L’accordo firmato il 3 novembre 2025, con un certo ritardo visto che riguarda il triennio precedente, prevede per il personale del comparto un aumento medio di 140 euro lordi al mese, con arretrati fino a 2.350 euro, per una spesa di quasi un miliardo di euro l’anno. Per i dirigenti l’incremento a regime è di 444 euro mensili, con arretrati intorno ai 10mila euro; circa 7mila per i segretari comunali e 6.200 per i dirigenti sanitari. La spesa aggiuntiva complessiva è di circa 100 milioni annui.
Aumenti lordi e aumenti reali: perché la cifra si riduce
Il nodo centrale riguarda la differenza tra incremento nominale e aumento effettivo in busta paga. Secondo le simulazioni diffuse dalla FP CGIL Lombardia con l’iniziativa “Operazione Verità”, l’impatto concreto è limitato.
Esempio: per un dipendente in area D3 l’aumento lordo previsto è pari a 144 euro mensili. Tuttavia, 85 euro sono già stati anticipati attraverso l’Indennità di Vacanza Contrattuale (IVC). A questi si aggiunge l’effetto della tassazione, che incide per circa 25 euro.
Il risultato? L’aumento netto reale si ferma attorno a 33 euro al mese. Una cifra distante dalle aspettative e ancora più lontana dal recupero dell’inflazione.
Inflazione al 16,5% e perdita di potere d’acquisto
Nel triennio di riferimento i prezzi sono cresciuti del 16,5%. Secondo il sindacato, per compensare davvero l’erosione salariale sarebbe stato necessario un incremento intorno al 14,35%, ben superiore a quello stanziato.
Sempre nel caso D3, il recupero pieno avrebbe comportato circa 317 euro mensili. Il divario supera quindi i 170 euro al mese.
Anche sugli arretrati il quadro è critico: a fronte di una perdita stimata in circa 14.000 euro, verrebbero riconosciuti poco più di 1.100 euro lordi.
Progressioni ferme e nessuna nuova area
Oltre all’aspetto economico, la FP CGIL denuncia l’assenza di risorse per le progressioni verticali e la mancata istituzione di un’area per le elevate qualificazioni.
Per questo il sindacato non ha sottoscritto l’accordo, avviando una consultazione tra il personale. Il timore è che una base salariale più bassa oggi pesi anche sui rinnovi futuri.




