Sul treno degli emendamenti al decreto Milleproroghe sale anche il rinvio dell’obbligo di copertura assicurativa per chi gestisce risorse pubbliche. La proroga sposta di un anno l’entrata in vigore della misura: non più 2026, ma 1° gennaio 2027.
Si tratta di una regola entrata in vigore da meno di un mese insieme alla riforma della Corte dei conti che l’ha introdotta. Eppure, nelle poche settimane di applicazione, ha già acceso un vivace confronto dentro le amministrazioni pubbliche. Il rinvio appare quindi come un ponte tecnico per riscrivere la norma e chiarire i numerosi punti rimasti incerti.
Chi è coinvolto dall’obbligo assicurativo
L’obbligo riguarda «chiunque assuma un incarico che comporti la gestione di risorse pubbliche» e che, per questo motivo, sia sottoposto alla giurisdizione della Corte dei conti.
Nella platea rientrano certamente i dirigenti pubblici. Ma non solo. Sono coinvolti anche funzionari con autonomia gestionale nella spesa, agenti contabili e Responsabili unici del progetto (Rup) negli appalti. In estrema sintesi parliamo di dipendenti pubblici ma anche amministratori di enti (sindaco, assessori, responsabili di procedimento, ecc.).
La giurisdizione contabile, però, non si ferma ai confini della Pa. Può interessare anche soggetti privati che, in virtù di contratti con enti pubblici, gestiscano fondi pubblici. Il potenziale bacino è quindi molto ampio, stimato in centinaia di migliaia di persone.
Polizza a carico dei singoli e nodi da sciogliere
Uno degli aspetti più discussi riguarda i costi. La norma non prevede alcuna copertura pubblica né indicazioni che pongano l’onere a carico degli enti. Di conseguenza, la polizza assicurativa resterebbe a carico diretto dei singoli interessati.
L’obiettivo dichiarato è garantire la riscossione delle eventuali condanne della Corte dei conti, già ridotte automaticamente del 70% dalla riforma. Tuttavia, le modalità applicative presentano criticità non marginali.
Il rinvio al 2027 dovrebbe servire proprio a questo: chiarire l’ambito soggettivo, definire meglio le responsabilità e individuare un equilibrio sostenibile tra tutela dell’erario e garanzie per chi opera nella gestione delle risorse pubbliche.




