Supplenti Scuola: Bloccati gli Scatti Stipendiali. Interviene l’Europa

L’Italia torna nel mirino dell’Europa sul fronte della scuola pubblica. La Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione contro il nostro Paese per discriminazione retributiva nei confronti dei supplenti, accusando la normativa nazionale di non garantire la parità di trattamento rispetto ai docenti di ruolo.

Il nodo è quello degli scatti di anzianità, riconosciuti solo al personale a tempo indeterminato nonostante anni di servizio svolti dai supplenti nelle stesse classi, con le stesse responsabilità.

Perché Bruxelles ha deciso di intervenire

Alla base della contestazione c’è la violazione della Direttiva 1999/70/CE, che vieta ogni discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato in assenza di motivazioni oggettive.

Secondo la Commissione europea, il sistema italiano consente che i supplenti vengano impiegati per anni nella scuola pubblica senza gli stessi diritti economici dei colleghi di ruolo, configurando una disparità incompatibile con il diritto dell’Unione.

Scatti di anzianità negati: il cuore della disputa

Il punto più critico riguarda la progressione stipendiale legata all’anzianità di servizio.
I docenti di ruolo avanzano automaticamente nelle fasce retributive, mentre i supplenti restano bloccati allo stipendio iniziale per tutta la durata dei contratti, anche se reiterati per molti anni.

Per Bruxelles non è sufficiente riconoscere l’esperienza maturata solo al momento dell’immissione in ruolo: la parità di trattamento deve essere garantita durante il rapporto di lavoro, non a posteriori.

Perché il decreto “Salva infrazioni” non convince l’UE

Il governo italiano ha cercato di rispondere ai rilievi europei con il Decreto Legge n. 131/2024, aumentando le indennità per l’abuso dei contratti a termine fino a 24 mensilità.

Ma per la Commissione europea la misura è parziale e inefficace:

  • interviene solo sul risarcimento,
  • non elimina la discriminazione salariale,
  • non impedisce il ricorso strutturale alle supplenze.

Proprio per questo Bruxelles ha inviato una lettera di messa in mora, primo atto formale della procedura di infrazione.

Supplenze infinite: un problema strutturale della scuola italiana

La questione non riguarda singoli casi.
La scuola italiana è tra i settori pubblici con la più alta incidenza di lavoro a tempo determinato nell’Unione europea. Migliaia di supplenti coprono ogni anno posti vacanti e disponibili, spesso per interi cicli scolastici.

Secondo l’UE, l’assenza di:

  • limiti efficaci alla reiterazione dei contratti,
  • progressione economica,
  • percorsi certi di stabilizzazione,

trasforma la supplenza in una condizione permanente, in violazione delle regole europee.

Cosa rischia ora l’Italia

I termini concessi all’Italia per adeguare la normativa sono già scaduti.
Se il governo non interverrà, la procedura potrebbe proseguire fino al deferimento alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con il rischio di una condanna e di sanzioni economiche.

Sul tavolo restano possibili interventi strutturali:

  • riconoscimento degli scatti di anzianità anche ai supplenti,
  • piena valorizzazione del servizio pre-ruolo,
  • piani di stabilizzazione per chi ha subito anni di contratti ripetuti.

Supplenti e scuola: cosa chiede l’Europa all’Italia