Carta Docente, Estensione agli ATA in Salita: Ecco Cosa Manca e Cosa Non Fa il Governo

La Carta del docente torna al centro del confronto politico. Riduzione dell’importo, ritardi nell’erogazione, ampliamento della platea e ora anche l’ipotesi di estenderla al personale ATA. Ma mentre il Governo ridisegna lo strumento, resta una domanda chiave: ci sono davvero le risorse per allargarlo ancora? E soprattutto, la Carta è ancora una misura per la formazione o sta diventando sempre più uno strumento di welfare? Proviamo a dare qualche risposta.

Carta del docente: cosa è cambiato dopo il question time in Commissione

Durante il question time del 18 febbraio in VII Commissione Cultura alla Camera, la sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti ha ricostruito l’evoluzione della Carta del docente, introdotta con la legge 107 del 2015.

Nata inizialmente per i soli docenti di ruolo, la Carta è stata progressivamente estesa:

  • ai supplenti annuali al 31 agosto;
  • ai docenti con incarico fino al 30 giugno;
  • al personale educativo.

Un’estensione arrivata anche dopo la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea del 3 luglio scorso, che ha censurato l’esclusione dei precari. La platea passa così da circa 819 mila beneficiari a oltre un milione di aventi diritto.

Importo ridotto: da 500 a quasi 400 euro

L’ampliamento ha comportato una rimodulazione dell’importo individuale. Per l’anno scolastico 2025-2026 la Carta sarà pari a “quasi 400 euro”, non più 500.

Secondo il Ministero, la riduzione è una conseguenza tecnica dell’allargamento della platea. Sono stati inoltre stanziati 270 milioni di euro di fondi europei destinati alla formazione strutturale, con acquisto di strumenti tecnologici da concedere in comodato d’uso tramite le scuole.

L’idea è separare:

  • la formazione strutturale gestita dagli istituti;
  • dalla quota individuale della Carta.

“Il docente continuerà a utilizzare la carta, ma per altre attività formative; per tablet, computer e libri potrà rivolgersi alla propria scuola”, ha detto la sottosegretaria Frassinetti durante il question time. Ma questa distinzione segna un cambio di natura dello strumento.

Carta sempre più welfare: trasporti inclusi

Tra le novità più rilevanti c’è l’estensione della Carta alle spese di trasporto, compresi gli abbonamenti ai mezzi pubblici. Un passaggio che, secondo alcuni parlamentari, rischia di snaturare la funzione originaria della misura.

Se la Carta nasceva come strumento per la formazione professionale, oggi assume infatti sempre più le caratteristiche di un bonus welfare individuale. Il rischio evidenziato è che i 400 euro vengano utilizzati principalmente per coprire spese di mobilità, riducendo lo spazio per investimenti in aggiornamento professionale.

Carta del Docente diventa welfare: l’ipotesi di estenderla agli ATA

In prospettiva, il Governo ha annunciato l’intenzione di estendere la Carta anche al personale ATA. Ma al momento non risultano stanziamenti aggiuntivi dedicati. Ed è qui che emergono i dubbi.

Negli ultimi giorni l’esecutivo ha approvato diversi emendamenti e provvedimenti rilevanti (ad esempio il decreto bollette e il decreto Milleproroghe) senza inserire alcuna misura concreta sull’estensione della Carta agli ATA. Se ci fosse stata una copertura pronta, probabilmente sarebbe stata inserita in uno di questi provvedimenti.

Questo lascia intendere che la ricerca delle risorse sia ancora in corso.

Il nodo politico: formazione o welfare?

La vera questione sembra essere un’altra: che cos’è oggi la Carta del docente?

Se diventa sempre più una misura di welfare – come dimostra appunto l’apertura alle spese di trasporto – allora potrebbe rientrare in un sistema più ampio di benefit per il personale scolastico, simile alle iniziative di welfare aziendale già avviate.

Se invece resta uno strumento legato strettamente alla formazione professionale, allora l’estensione agli ATA richiederebbe una ridefinizione chiara delle finalità e nuove coperture strutturali.

Il Governo potrebbe trovarsi davanti a un bivio:

  • trasformare la Carta in un vero strumento di welfare scuola, includendo progressivamente tutte le figure;
  • oppure mantenerla come bonus formazione, limitandone l’ambito e frenando l’estensione.

Questa incertezza spiega perché l’annuncio sull’estensione agli ATA, al momento, appare più come un’intenzione politica che una misura imminente.

Tempistiche: perché non sarà una misura breve

L’allargamento ai supplenti ha già comportato ritardi nell’erogazione, anche per la necessità di attendere il via libera del MEF e consolidare i dati sugli aventi diritto.

Estendere ora la misura a tutto il personale ATA significherebbe:

  • aumentare ulteriormente la platea;
  • reperire nuove risorse;
  • ridefinire criteri e modalità di utilizzo.

Senza uno stanziamento dedicato è quindi difficile immaginare tempi rapidi.