Rinnovo CCNL: “Mancetta” da 40€ per Coprire Turni Più Pesanti degli Autisti

Il contratto è stato firmato, gli aumenti sono stati annunciati, il rinnovo celebrato. Ma ora che il nuovo CCNL Autoferrotranvieri è entrato nella fase applicativa, la domanda è una sola: ha davvero migliorato la vita di chi ogni giorno guida autobus, tram e metro?

Dietro le cifre e le comunicazioni ufficiali, emerge un malessere profondo che riguarda soprattutto il cosiddetto “trattamento integrativo”. Una misura che, secondo USB Trasporti, rischia di essere poco più di una “mancetta”. E il tema non è solo economico, ma riguarda salute, sicurezza e qualità della vita. Vediamo perché.

Cosa prevede il nuovo CCNL Autoferrotranvieri

Il rinnovo del CCNL Autoferrotranvieri (Trasporto Pubblico Locale) ha interessato circa 100.000 lavoratori. È stato siglato nel dicembre 2024 dopo una lunga trattativa tra associazioni datoriali e sindacati firmatari, causa anche di una serie di scioperi.

Tra le novità introdotte c’è il “trattamento integrativo” legato – almeno sulla carta – al tema della conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro. Si tratta di:

  • 40 euro lordi mensili per 12 mensilità in caso di accordo aziendale;
  • 20 euro lordi mensili in caso di mancato accordo.

Una cifra che:

  • non rientra nella retribuzione base;
  • non incide sul TFR;
  • è comprensiva di tutti gli istituti diretti e indiretti, presenti e futuri.

Ed è proprio su questo punto che si concentra oggi il dibattito.

Dal rinnovo arriva il trattamento integrativo per compensare l’equilibrio vita-lavoro

Con l’avvio della fase applicativa, molte aziende stanno definendo gli accordi interni necessari per riconoscere i 40 euro pieni. Secondo quanto denuncia USB Trasporti, gli accordi che garantiscono l’importo maggiore sarebbero una percentuale residuale. Nella maggior parte dei casi, infatti, i lavoratori si fermano a 20 euro.

E non solo. In diverse realtà il riconoscimento dei 40 euro sarebbe subordinato a:

  • aumenti di produttività;
  • maggiore flessibilità;
  • carichi di lavoro più pesanti.

Un meccanismo che, secondo il sindacato, ribalta il senso stesso della misura: si chiede di lavorare di più per ottenere una cifra che dovrebbe compensare lo squilibrio tra vita e lavoro.

“Una mancetta”: perché i 20 o 40 euro previsti dal rinnovo del CCNL non convincono

Nel comunicato, USB Trasporti parla apertamente di “mancetta”. Un termine forte, che sintetizza il malcontento di molti lavoratori del trasporto pubblico locale. I 20 euro lordi al mese – che nella pratica rappresentano l’importo più diffuso – vengono infatti ritenuti una somma incapace di incidere su problemi strutturali come:

  • turni spezzati;
  • orari discontinui;
  • lavoro nei festivi e nei weekend;
  • tempi di recupero ridotti;
  • difficoltà nel programmare la vita familiare.

Il sindacato denuncia: “Si lavora dalle prime ore del mattino fino a tarda sera, nei festivi, nei fine settimana, garantendo il diritto alla mobilità di migliaia di cittadini, in una realtà fatta di difficoltà nel programmare la propria giornata, di assenze forzate dalla vita familiare, di equilibrio sempre più fragile tra lavoro e sfera privata. E tutto questo mentre il principio della conciliazione resta una formula astratta, incapace di incidere concretamente sulla qualità e sulla sicurezza del lavoro. Non è soltanto una questione di fatica fisica. È una questione di salute, di sicurezza, di dignità!

Stress, sicurezza e qualità del servizio: il problema va oltre la busta paga

Chi lavora in prima linea nel trasporto pubblico garantisce un servizio essenziale ogni giorno, dalle prime ore del mattino fino a tarda sera.

Secondo le organizzazioni, critiche verso il rinnovo, monetizzare la conciliazione vita-lavoro senza intervenire concretamente sull’organizzazione dei turni significa lasciare intatto – se non aggravare – il problema dello stress lavorativo. E lo stress non è solo fatica: incide sulla salute, influisce sulla sicurezza e può avere ricadute sulla qualità del servizio offerto ai cittadini.

Il principio della conciliazione è scritto nel testo contrattuale, ma molti lavoratori si chiedono quindi se sia stato davvero tradotto in miglioramenti concreti.