Riscatto della Laurea: il Costo Reale nel 2026 e Quando Conviene Davvero Farlo

PENSIONI

Riscattare la laurea può anticipare la pensione e aumentare l’assegno. Ma non sempre è la scelta migliore. Tutto dipende da quando si presenta la domanda, dal tipo di calcolo scelto e dall’andamento della propria carriera. Nel 2026 cambiano i costi di riferimento e diventa ancora più importante capire se e quando conviene fare il passo. Vediamo quali sono gli esborsi reali durante questa annualità sapendo che nel 2025 le domande hanno avuto un significativo rialzo, alla luce di quanto evidenziato dall’INPS.

Quanto costa il riscatto della laurea nel 2026

Il riscatto può essere richiesto con due modalità: onere ordinario oppure onere agevolato. La differenza è sostanziale, sia nei costi sia negli effetti sull’importo finale della pensione.

Con il sistema ordinario, il costo viene calcolato prendendo a riferimento le retribuzioni degli ultimi 12 mesi meno remoti rispetto alla domanda. Su quell’importo si applica l’aliquota contributiva della gestione di appartenenza. Per i lavoratori dipendenti, ad esempio, l’aliquota è pari al 33%.

Facciamo un esempio concreto. Con una retribuzione annua di 24.000 euro, il costo del riscatto nel 2026 sarebbe pari a circa 7.920 euro per ogni anno di laurea da riscattare.

Diverso il discorso per l’onere agevolato. In questo caso il calcolo non si basa sulla propria retribuzione, ma sul minimale previsto per artigiani e commercianti. Per il 2026 il costo è pari a circa 6.207 euro per ogni anno da riscattare.

La scelta tra ordinario e agevolato non riguarda solo il prezzo. Incide anche sull’importo della pensione futura.

A cosa serve davvero il riscatto della laurea

Il riscatto della laurea ha due possibili effetti.

Il primo è anticipare il pensionamento. Se si è iniziato a lavorare subito dopo il conseguimento del titolo, riscattare gli anni universitari può consentire di raggiungere prima i requisiti per la pensione anticipata ordinaria.

Il secondo effetto riguarda l’importo dell’assegno. Nel sistema contributivo, le somme versate per il riscatto confluiscono nel montante contributivo. Questo montante viene rivalutato ogni anno in base all’andamento del Pil.

Ed è qui che entra in gioco il fattore tempo. Prima si presenta la domanda, maggiore sarà il numero di rivalutazioni che quelle somme subiranno nel corso degli anni. Di conseguenza, il montante finale potrà risultare più elevato.

Anche se non serve per anticipare l’uscita, quindi, il riscatto può aumentare la pensione futura.

Quando conviene presentare la domanda

Non esiste una risposta valida per tutti. Molto dipende dalla dinamica delle retribuzioni nel corso della carriera.

Se la crescita degli stipendi è contenuta, il momento migliore per presentare la domanda è generalmente l’inizio dell’attività lavorativa. Il motivo è semplice. Si paga un costo calcolato su una retribuzione più bassa, ma si beneficia di un numero maggiore di rivalutazioni nel tempo.

Se invece la carriera prevede aumenti retributivi significativi negli anni successivi, la valutazione cambia. Un reddito più elevato comporta un onere maggiore nel caso di riscatto ordinario, ma genera anche un montante contributivo più alto.

Occorre quindi confrontare due variabili:
il costo immediato dell’operazione;
il beneficio futuro in termini di montante e assegno pensionistico.

Nel caso di onere agevolato, la convenienza è spesso legata soprattutto all’anticipo della domanda, perché il costo è fisso e non dipende dallo stipendio.

Riscatto ordinario o agevolato: quale scegliere nel 2026

La scelta tra ordinario e agevolato incide direttamente sulla pensione futura. Con l’onere ordinario si versano contributi proporzionati alla propria retribuzione. Questo comporta un costo più alto, ma anche un incremento più consistente del montante contributivo.

Con l’onere agevolato il costo è più contenuto – lo dice la parole stessa – , ma anche l’effetto sull’assegno finale è generalmente più limitato, perché il calcolo si basa su un minimale e non sul proprio stipendio reale. Nel 2026, con un costo di circa 6.207 euro per anno in modalità agevolata e 7.920 euro per anno ipotizzando una retribuzione di 24.000 euro in modalità ordinaria, la differenza può sembrare ridotta. Tuttavia, su quattro o cinque anni di laurea, l’impatto complessivo diventa significativo.

Per questo motivo il riscatto della laurea non è una scelta automatica.
Va valutato caso per caso, tenendo conto dell’età, degli anni mancanti alla pensione, delle prospettive di carriera e della propria capacità di sostenere l’investimento.

Nel 2026 la domanda da porsi non è solo “quanto costa”, ma soprattutto: quanto mi rende nel tempo e quando è il momento giusto per farlo?