Fino al 23 Marzo Scuole Sotto Osservazione: Docenti a Rischio Sanzioni Disciplinari [UFFICIALE]

Fino al 22-23 marzo, data del voto del Referendum sulla Giustizia, per docenti e dirigenti scolastici il tema della par condicio è diventato improvvisamente un terreno minato. Le dichiarazioni del ministro Giuseppe Valditara di qualche giorno fa non si sono limitate a un semplice richiamo normativo, ma hanno assunto i toni di un avvertimento: chi sbaglia paga.

Un messaggio ufficiale che, al di là del riferimento alle regole, viene percepito da molti come una forma di pressione preventiva. Più che un chiarimento tecnico, sembra un segnale politico lanciato al mondo della scuola, con il rischio di trasformare la prudenza in timore e il confronto in autocensura.

Valditara: “Chi altera la par condicio rischia sanzioni”

A intervenire è stato il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, dopo il caso di una scuola di Latina che ha ospitato un dibattito sul referendum con la partecipazione dell’ex magistrato ed ex sindaco di Napoli Luigi de Magistris.

Sarò molto esplicito: chiunque dovesse alterare la par condicio lo fa a suo rischio e pericolo e può incorrere in sanzioni disciplinari”, ha dichiarato il ministro. Secondo il titolare del Ministero dell’Istruzione e del Merito – che spinge per il “sì” – non è accettabile che all’interno delle scuole si faccia propaganda o indottrinamento.

Valditara ha inoltre precisato che i dirigenti “sanno perfettamente che non si possono organizzare eventi a favore del no o del sì senza la controparte” e che in caso contrario possono scattare provvedimenti disciplinari.

Parole che ufficialmente richiamano solo gli “eventi” organizzati nelle scuole, ma che sembrano allargare il campo a molto altro. Il messaggio che passa è che qualsiasi presa di posizione percepita come sbilanciata possa finire sotto osservazione.

Il timore diffuso è che possano essere contestati anche comportamenti informali: una discussione in corridoio, un messaggio in chat, un confronto tra colleghi espresso a favore del “no”.

Cosa comporta concretamente

Il riferimento normativo è al rispetto della neutralità dell’istituzione scolastica durante la campagna referendaria. Se viene ritenuta violata la par condicio, può essere avviato un procedimento disciplinare nei confronti del dirigente o del personale coinvolto, con possibili sanzioni professionali.

Nel comparto scuola le eventuali sanzioni disciplinari sono quelle previste dal CCNL Istruzione e Ricerca (sezione scuola).

In base agli articoli dedicati alla responsabilità disciplinare si può andare da:

  • Richiamo verbale
  • Censura scritta
  • Sospensione dal servizio con privazione della retribuzione (fino a 10 giorni per le sanzioni di competenza del dirigente; oltre, con procedimento disciplinare più articolato)
  • Nei casi più gravi, sospensione superiore a 10 giorni fino ad arrivare, in ipotesi estreme, al licenziamento disciplinare

Per i dirigenti scolastici si applicano le norme specifiche della loro area contrattuale, con sanzioni che possono arrivare fino alla revoca dell’incarico nei casi più gravi.

Fino al 22-23 marzo, quindi, ogni iniziativa su temi legati al referendum dovrà essere gestita con estrema cautela.

Il rischio di un clima di tensione nelle scuole

Nel mondo della scuola, però, cresce la preoccupazione per il clima che si sta creando. C’è il timore che si possa innescare una fase di sorveglianza reciproca, con segnalazioni o esposti che potrebbero partire anche da colleghi o genitori. Vere e proprie delazioni.

Il rischio concreto è quello di trovarsi di fronte a denunce del tipo: “quel docente mi ha detto di andare a votare no” oppure “ha espresso apertamente una posizione di parte”. Situazioni che, anche se difficili da dimostrare, potrebbero comunque far scattare verifiche e accertamenti.

Una scuola divisa fino al referendum

Secondo alcune letture critiche, il messaggio politico che arriva dal governo contribuisce ad alimentare un clima di forte prudenza, se non di paura, nelle comunità scolastiche. La sensazione è che fino al voto si possa creare una dinamica di contrapposizione interna, con il rischio di mettere docenti e dirigenti gli uni contro gli altri.

Fino al 22 e 23 marzo, dunque, la parola d’ordine nelle scuole sarà una sola: massima attenzione.