Assegno di Invalidità: Scatta l’Aumento a 611,85 Euro. INPS apre le Domande a Certe Condizioni

Con la circolare n. 20 del 25 febbraio 2026, l’Inps ha dato piena applicazione alla sentenza n. 94/2025 della Corte Costituzionale, riconoscendo l’integrazione al trattamento minimo anche agli assegni ordinari di invalidità calcolati interamente con il sistema contributivo. Si tratta di una svolta attesa, che supera il vincolo introdotto dalla riforma Dini e amplia la platea dei beneficiari.

Il riferimento è esclusivamente all’assegno ordinario di invalidità previsto dalla legge 222/1984, cioè la prestazione previdenziale destinata ai lavoratori con capacità lavorativa ridotta a meno di un terzo e con almeno cinque anni di contributi, di cui tre nell’ultimo quinquennio. Restano invece escluse le provvidenze di invalidità civile, che hanno natura assistenziale.

Fino a oggi l’integrazione al minimo era concessa solo a chi poteva vantare almeno un contributo versato entro il 31 dicembre 1995. La decisione della Consulta ha eliminato questa disparità, consentendo anche ai cosiddetti “contributivi puri” di ottenere l’adeguamento dell’importo.

A chi spetta e quali sono i limiti di reddito

Nel 2026 il trattamento minimo è pari a 611,85 euro mensili, cioè 7.954,05 euro annui. L’integrazione spetta per intero se il reddito personale resta sotto questa soglia. Se invece supera il minimo ma non oltrepassa il doppio (15.908,10 euro), l’aumento viene riconosciuto in misura ridotta. Si tratta quindi di una misura legata al reddito.

Per le pensioni liquidate dal 1994 in poi si considera anche il reddito del coniuge. In questo caso, l’integrazione piena è possibile se il reddito complessivo della coppia non supera quattro volte il minimo; oltre determinati limiti scatta la riduzione o la perdita del beneficio.

Quale aumento?

Con la nuova integrazione al minimo, l’assegno ordinario di invalidità può salire fino a 611,85 euro al mese. Come detto il “minimo” nel 2026. Quindi se oggi si percepiscono 400 euro, l’importo aumenta di 211,85 euro; con 500 euro, l’incremento è di 111,85 euro. L’aumento dipende sempre dal reddito personale e, se previsto, coniugale.

Quando l’aumento è automatico e quando serve domanda

La circolare chiarisce un punto decisivo. Se l’Inps dispone già delle informazioni reddituali aggiornate, l’adeguamento decorre d’ufficio dal 1° agosto 2025.

Diversamente, è necessario presentare una domanda di ricostituzione reddituale. L’istanza può essere inoltrata tramite patronato o attraverso i servizi telematici dell’ente, indicando i redditi utili al ricalcolo.

In sostanza, chi rientra nei parametri economici può ottenere l’incremento senza ulteriori ostacoli, ma solo se la posizione reddituale risulta correttamente comunicata all’Istituto.