Un importante pacchetto di aumenti sta per arrivare nelle buste paga di dirigenti e personale di vertice della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dopo anni di attesa e trattative, il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro 2019‑2021 è stato ufficialmente firmato il 27 febbraio 2026, con effetti concreti per centinaia di dirigenti statali.
Vediamo quali saranno i benefici e come si inserisce questo rinnovo nel quadro più ampio dei contratti pubblici.
Statali, contratto firmato il 27 febbraio: novità principali per i dirigenti di Palazzo Chigi
Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) per l’Area Presidenza del Consiglio dei Ministri 2019‑2021 è stato firmato definitivamente venerdì 27 febbraio.
Il rinnovo introduce diversi elementi qualificanti, tra cui:
- Un sistema di maggiore partecipazione e contrattazione integrativa tra amministrazione e sindacati.
- Il rafforzamento del diritto all’incarico per i dirigenti statali.
- Un programma di affiancamento per i dirigenti neoassunti con mentori esperti.
- Una attenzione rinnovata alla formazione del personale, soprattutto in vista della transizione digitale.
- L’incremento del trattamento economico fondamentale e accessorio relativo al triennio di riferimento.
Questi elementi segnano un passo importante per aggiornare l’assetto contrattuale della Presidenza del Consiglio e riconoscere il ruolo strategico dei dirigenti pubblici centrali.
Una tantum fino a 46 mila euro: quanto e per chi
Una delle conseguenze più rilevanti del rinnovo riguarda gli arretrati maturati nel periodo di vacanza contrattuale 2019‑2021.
Per i circa 277 dirigenti di Palazzo Chigi si prevede un importo una tantum in busta paga che può arrivare:
- fino a 46 mila euro per chi occupa i livelli più elevati della prima fascia dirigenziale;
- fino a 22 mila euro per la “seconda fascia”.
Questi importi derivano dall’aggiornamento delle retribuzioni e dagli arretrati che il contratto ha finalmente autorizzato a liquidare dopo anni di blocco contrattuale. Si tratta quindi non di aumenti futuri, ma rivalutazioni e compensazioni economiche dovute per periodi passati, che saranno inserite direttamente nelle buste paga interessate.
Firmato anche il CCNL Enti Locali 2022‑2024
Nei giorni scorsi è stato siglato anche il rinnovo del CCNL Enti Locali 2022‑2024, che ha completato il suo iter con la firma finale del 23 febbraio 2026.
Questo contratto riguarda 400 mila dipendenti statali dei Comuni, Province, Regioni e altri enti territoriali, che a partire da marzo godranno di un incremento sui 136,76 euro lordi per tredici mensilità.
Oltre agli aumenti, il contratto riconosce gli arretrati per il periodo 2022-2024. L’importo varia in base a area di inquadramento (Operatori, Istruttori, Funzionari, Elevate Qualificazioni), anzianità di servizio nel triennio e mesi effettivamente lavorati.
La liquidazione sarà effettuata dagli enti locali una volta completati gli adeguamenti tecnici delle buste paga.
La chiusura di questi due importanti accordi contrattuali – quello centrale di Palazzo Chigi e quello degli enti locali – rappresenta una fase significativa nel percorso di rinnovo dei contratti della Pubblica Amministrazione italiana, dopo anni di ritardi nella revisione delle retribuzioni.




