Aumenti da 76 Euro nel Nuovo Contratto 2025-27: Protestano i Sindacati della Polizia

È iniziato il confronto per il rinnovo del contratto del comparto Sicurezza e Difesa per il triennio 2025-2027. Il primo incontro tecnico si è svolto il 5 marzo a Palazzo Vidoni, sede del Ministero per la Pubblica Amministrazione, dove governo e rappresentanze sindacali hanno avviato la discussione sulla ripartizione delle risorse.

Si tratta di un passaggio importante perché riguarda decine di migliaia di lavoratori impegnati nella sicurezza e nella difesa del Paese. Tuttavia, sin dalle prime battute del tavolo negoziale, sono emerse forti perplessità da parte delle organizzazioni sindacali, soprattutto sulle risorse disponibili e sulla capacità del nuovo contratto di recuperare il potere d’acquisto perso negli ultimi anni.

I sindacati chiedono interventi economici più consistenti e riforme strutturali, mentre il governo punta a chiudere il rinnovo entro il triennio. Vediamo tutto nel dettaglio.

Le richieste dei sindacati: più risorse e riconoscimento del lavoro

Durante l’incontro è emersa una richiesta comune: servono più risorse e un riconoscimento concreto del lavoro svolto dal personale.

Secondo ASPMI, l’Associazione Sindacale Professionisti Militari, prima ancora di discutere gli aspetti tecnici, sarebbe necessario chiarire la strategia politica del governo sul futuro delle Forze Armate. Il confronto, infatti, rischia di essere limitato se non si definiscono prima obiettivi, impegni e risorse reali. Come ha spiegato il Segretario Generale Francesco Gentile, “Il rischio è discutere semplicemente su come dividere risorse insufficienti, senza affrontare i problemi strutturali del comparto Difesa”.

Tra i temi sollevati dai rappresentanti dei militari ci sono:

ASPMI ha inoltre criticato alcune scelte normative, come l’assenza di aggravanti per le aggressioni ai militari impiegati in operazioni sul territorio.

Gli aumenti di contratto: quanto propone il governo e cosa chiedono i sindacati

Uno dei punti centrali del confronto riguarda ovviamente gli aumenti salariali. Le prime stime parlano di un incremento medio di circa 5,4%, con un aumento che per molti lavoratori si tradurrebbe in circa 75-77 euro medi mensili.

Secondo il SIAP questa cifra sarebbe troppo bassa per recuperare il potere d’acquisto perso negli ultimi anni. Il sindacato dei Poliziotti ha infatti spiegato che:

  • l’ipotesi di aumento medio sarebbe di circa 2.480 euro lordi annui;
  • dopo tasse e contributi l’aumento netto risulterebbe ridotto di oltre il 25%;
  • per molti agenti la cifra reale si aggirerebbe appunto intorno ai 75 euro al mese.

Per il sindacato si tratta di importi non sufficienti rispetto all’inflazione e alle responsabilità del lavoro svolto. I dati sull’inflazione dimostrerebbero infatti che gli aumenti previsti non compensano la crescita dei prezzi, con rincari soprattutto nei servizi, nei trasporti e negli alimentari.

Inflazione, pensioni e organici: gli altri nodi del contratto delle Forze Armate

Oltre agli aumenti salariali, il confronto ha toccato anche altri temi centrali. Tra le richieste principali dei sindacati ci sono:

  • l’apertura immediata di un tavolo sulla previdenza dedicata,
  • maggiori indennità per attività ad alto rischio o responsabilità,
  • una revisione delle progressioni di carriera,
  • un limite massimo all’orario di lavoro nei contesti più gravosi.

È stato inoltre evidenziato il problema degli organici, con alcune amministrazioni che registrano squilibri tra personale previsto e personale effettivo.

Il ruolo del governo e i prossimi passi della trattativa

Il governo, rappresentato dal ministro della Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, ha ribadito l’obiettivo di chiudere i rinnovi contrattuali del pubblico impiego entro il triennio.

Un punto che i sindacati considerano positivo, ma che – secondo loro – deve essere accompagnato da stanziamenti più consistenti.

Anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha indicato la possibilità di utilizzare parte delle risorse legate all’aumento della spesa per la difesa fino al 2% del PIL in ambito NATO. “Se tali fondi venissero realmente destinati al personale, sarebbe possibile ottenere incrementi aggiuntivi sulle indennità pari a +0,8% nel primo anno, +1,2% nel secondo e +1,5% nel terzo, aprendo così margini per interventi retributivi realmente migliorativi” fa sapere SIAP.

Il confronto è quindi solo all’inizio. I prossimi incontri dovranno chiarire quali risorse saranno realmente disponibili e se sarà possibile arrivare a un accordo capace di soddisfare le richieste del personale del comparto Sicurezza e Difesa.