Il rinnovo del contratto scuola 2025-2027 entra nel vivo e con esso cresce l’attenzione dei docenti sugli aumenti stipendiali e sugli arretrati maturati negli ultimi mesi. Secondo le stime basate sugli stanziamenti previsti dal Governo e sulle simulazioni diffuse in queste settimane, gli insegnanti hanno già maturato – da gennaio 2025 a tutto marzo 2026 – arretrati lordi compresi indicativamente tra circa 400 e oltre 700 euro, a seconda dell’ordine di scuola e dell’anzianità di servizio.
Le cifre tengono conto anche della detrazione dell’Indennità di Vacanza Contrattuale (IVC), l’anticipo riconosciuto ai dipendenti pubblici in attesa del rinnovo contrattuale.
Aumenti previsti nel contratto scuola 2025-2027
Il nuovo contratto del comparto Istruzione e Ricerca prevede risorse che dovrebbero tradursi, a regime, in un aumento medio degli stipendi pari al 5,4%. Questa percentuale dovrà essere distribuita lungo il triennio contrattuale 2025-2027 e trasformata in incrementi effettivi nelle buste paga dei docenti.
Le simulazioni sugli aumenti indicano, per esempio, che nel 2025 gli incrementi mensili lordi oscillerebbero mediamente tra circa 33 e 56 euro, mentre nel 2026 potrebbero arrivare tra circa 67 e oltre 113 euro a seconda del grado di scuola e della fascia di anzianità.
Si tratta naturalmente di importi lordi, che dovranno essere confermati dalla contrattazione tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito e le organizzazioni sindacali. Tuttavia, le stime permettono già di avere un’idea dell’impatto economico del rinnovo.
Ecco le tabelle per il personale docente:

Di seguito le tabelle con gli importi maturati fino ad oggi dal personale ATA:

Arretrati maturati fino a marzo 2026
Poiché il contratto è ancora in fase di rinnovo, gli aumenti non sono ancora stati inseriti negli stipendi mensili. Per questo motivo i docenti stanno accumulando arretrati che verranno pagati una volta firmato il nuovo accordo.
Secondo le tabelle di simulazione, considerando il periodo che va da gennaio 2025 a marzo 2026, gli arretrati lordi maturati – al netto dell’indennità di vacanza contrattuale – risultano compresi indicativamente tra:
- circa 418 euro per le fasce iniziali della scuola dell’infanzia e primaria;
- circa 450 euro per i docenti della scuola secondaria con minore anzianità;
- oltre 600 euro per i docenti con maggiore anzianità di servizio;
- fino a circa 700 euro per gli insegnanti delle scuole superiori nella fascia più alta di carriera.
Le differenze dipendono principalmente da due fattori: il grado di scuola (infanzia, primaria, secondaria di primo o secondo grado) e la fascia di anzianità stipendiale.
Differenze tra i vari ordini di scuola
Le simulazioni mostrano anche alcune differenze tra i vari livelli di istruzione. Gli insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria partono da aumenti leggermente più contenuti rispetto ai colleghi della secondaria, mentre nelle scuole medie e soprattutto nelle superiori gli incrementi risultano mediamente più elevati.
Ad esempio, nelle fasce più alte di anzianità, gli arretrati stimati arrivano a circa:
- 605 euro per docenti di infanzia e primaria;
- circa 624 euro per docenti diplomati della secondaria;
- oltre 670 euro per docenti della scuola media;
- fino a circa 704 euro per i docenti della scuola secondaria di secondo grado.
Si tratta comunque di importi lordi, che andranno quindi ridotti dopo l’applicazione delle imposte.
Attesa per la firma del nuovo contratto
La definizione del rinnovo contrattuale resta ora nelle mani della trattativa tra ARAN e sindacati. Una volta raggiunto l’accordo definitivo, gli aumenti saranno inseriti stabilmente negli stipendi e verranno liquidati anche gli arretrati accumulati.
Per molti docenti, quindi, la firma del contratto potrebbe tradursi in un pagamento una tantum di alcune centinaia di euro, oltre agli incrementi mensili futuri.
Il rinnovo del contratto scuola rappresenta dunque un passaggio importante per oltre un milione di lavoratori del settore, chiamati da tempo ad affrontare il tema del recupero del potere d’acquisto degli stipendi dopo anni di inflazione e ritardi contrattuali.




