Liquidazione TFS agli Statali: Confermati Ancora Ritardi per Tutto il 2026. Spunta una Novità nel 2027

Il pagamento del TFS (Trattamento di Fine Servizio) ai dipendenti pubblici torna al centro del dibattito politico e sindacale. Con un comunicato congiunto diffuso il 5 marzo 2026, CGIL nazionale, FLC CGIL, FP CGIL e SPI CGIL hanno denunciato quella che definiscono una situazione di forte ingiustizia nei confronti dei lavoratori della pubblica amministrazione, parlando apertamente di “sequestro del salario differito”.

La presa di posizione arriva dopo la pubblicazione dell’ordinanza n. 25 del 2026 della Corte Costituzionale, che ha nuovamente affrontato la questione del differimento del pagamento del TFS/TFR per i dipendenti pubblici, ma con un rinvio. Vediamo più in avanti i dettagli.

Intanto i sindacati si schierano contro. Il problema dei ritardi resta aperto e continua a penalizzare centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori pubblici che attendono per anni la liquidazione delle somme maturate durante la loro carriera. E continueranno ad attendere almeno per tutto il 2026.

Perché il TFS dei dipendenti pubblici viene pagato in ritardo

A differenza di quanto accade nel settore privato, dove il TFR viene generalmente liquidato in tempi più brevi, nel pubblico impiego il pagamento del TFS può avvenire anche dopo molti mesi o anni dal pensionamento.

La normativa attuale prevede infatti diversi tempi di attesa a seconda della modalità con cui si accede alla pensione. In alcuni casi la liquidazione può arrivare dopo 12 mesi o più, mentre per importi elevati il pagamento avviene anche a rate.

Secondo CGIL e categorie del pubblico impiego, questo sistema rappresenta di fatto un prestito forzoso allo Stato, che trattiene somme già maturate dai lavoratori.

Inoltre, l’assenza di adeguati meccanismi di rivalutazione legati all’inflazione avrebbe comportato negli ultimi anni una perdita significativa del valore reale delle somme spettanti ai pensionati della pubblica amministrazione.

Il richiamo della Corte Costituzionale

L’ordinanza della Corte Costituzionale 25 del 2026 ha sancito il rinvio della trattazione delle questioni di legittimità costituzionale all’udienza fissata per il 14 gennaio 2027, lasciando quindi tempo al legislatore per intervenire con una nuova disciplina.

Vengono altresì confermate le criticità già evidenziate nella sentenza n. 130 del 2023. In quella decisione la Consulta aveva richiamato il legislatore alla necessità di intervenire per modificare la normativa sul differimento e sulla rateizzazione del TFS.

Secondo la Corte, il sistema attuale rischia di comprimere il diritto alla giusta retribuzione previsto dall’articolo 36 della Costituzione.

Nonostante alcuni interventi normativi, la Corte ha ritenuto che le misure adottate finora siano marginali e non risolvano il problema strutturale.

Tra queste misure rientra la riduzione del termine massimo per la liquidazione del TFS da dodici a nove mesi, prevista a partire dal 2027 per chi accederà alla pensione di vecchiaia. Un cambiamento che, secondo i sindacati, non modifica in modo sostanziale la situazione.

Le richieste dei sindacati al Governo

CGIL, FP CGIL, FLC CGIL e SPI CGIL chiedono al Governo e al Parlamento di intervenire rapidamente per superare l’attuale meccanismo.

Secondo il sindacato, la normativa vigente continua a penalizzare il lavoro pubblico in un contesto già segnato dalla perdita di potere d’acquisto dei dipendenti statali. I recenti rinnovi contrattuali, infatti, avrebbero coperto solo una parte dell’inflazione registrata negli ultimi anni.

Per questo motivo le organizzazioni sindacali hanno avviato anche numerosi ricorsi legali per contestare la normativa e tutelare i diritti dei lavoratori pubblici.

TFS dipendenti pubblici: i punti chiave della questione

Un tema centrale per il futuro del lavoro pubblico

La questione del TFS rappresenta uno dei temi più sensibili per il pubblico impiego italiano. Con centinaia di migliaia di dipendenti interessati ogni anno dal pensionamento, il sistema di pagamento delle liquidazioni continua a generare tensioni tra sindacati e istituzioni.

Il rinvio della decisione della Corte Costituzionale al 2027 aumenta la pressione sul Governo affinché intervenga con una riforma strutturale capace di garantire tempi di pagamento più equi e tutelare il valore delle somme spettanti ai lavoratori pubblici.