Metalmeccanici PMI: Buste Paga Già Più Alte di 37 Euro Rispetto all’Industria. Nodo Salario al Centro del Rinnovo

Il rinnovo del contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici delle piccole e medie imprese torna al centro del confronto tra sindacati e imprese. Lunedì 9 marzo a Milano si è svolto un nuovo incontro tra le delegazioni trattanti di Fim, Fiom, Uilm e Unionmeccanica-Confapi per il rinnovo del CCNL di categoria, scaduto nel dicembre 2024, applicato a oltre 400.000 tute blu, e per ora regolato solo da un accordo economico “ponte” sottoscritto a luglio 2025.

Il confronto si è concentrato soprattutto sul tema salariale, che oggi presenta una situazione particolare: i lavoratori delle PMI metalmeccaniche percepiscono attualmente minimi retributivi più alti rispetto ai dipendenti delle aziende che applicano il contratto dell’industria.

Il paradosso dei minimi retributivi: PMI sopra l’industria

Unionmeccanica ha ricordato durante l’incontro che l’accordo siglato nel luglio scorso ha determinato una differenza di circa 37 euro sui minimi retributivi rispetto al contratto dei metalmeccanici dell’industria (per i dettagli clicca qui).

In pratica, paradossalmente, i lavoratori delle PMI – che hanno avuto un aumento di 22,10 euro al 5° livello da settembre 2025, oltre a quello di giugno dello stesso anno – stanno oggi percependo minimi contrattuali più alti rispetto ai colleghi delle aziende industriali più grandi.

Il CCNL metalmeccanico dell’industria, infatti, ha riconosciuto l’ultimo aumento salariale nel giugno 2025 e prevede il prossimo scatto solo a giugno 2026. Questo significa che, nell’attuale fase, i minimi dell’industria risultano più bassi di circa 37 euro rispetto a quelli delle PMI aderenti a Unionmeccanica-Confapi.

Il nodo del costo complessivo del rinnovo

Per le imprese delle piccole e medie aziende metalmeccaniche questa situazione pone un problema rilevante. L’obiettivo di Unionmeccanica è trovare una soluzione che consenta di rinnovare il contratto senza determinare un costo complessivo superiore a quello sostenuto dalle aziende della grande industria.

Le imprese hanno inoltre espresso preoccupazione per i recenti dati economici e per il rischio di una possibile ripresa dell’inflazione, che potrebbe rendere più difficile sostenere ulteriori aumenti salariali.

Sindacati: rinnovo rapido e tutela del potere d’acquisto

Dal canto loro Fim, Fiom e Uilm hanno ribadito la volontà di arrivare rapidamente alla firma del nuovo contratto, individuando una soluzione coerente con gli altri rinnovi contrattuali recentemente conclusi nel settore.

I sindacati hanno inoltre sottolineato l’importanza di mantenere la clausola di garanzia nel caso di eventuali nuovi picchi inflattivi, pur ritenendo auspicabile che l’inflazione resti sotto controllo.

La trattativa proseguirà con due nuovi incontri già fissati per il 24 marzo e il 2 aprile, durante i quali verranno affrontati anche i temi della sicurezza sul lavoro, del mercato del lavoro e della formazione continua.