Pensioni sotto i 1.600 Euro: Perché nei Cedolini Mancano i 440 Euro del Taglio Irpef?

PENSIONI

Negli ultimi anni il sistema dell’IRPEF è stato modificato più volte nell’ambito della riforma fiscale. Gli interventi si sono concentrati sugli scaglioni di reddito e sulle aliquote applicate, con l’obiettivo di ridurre gradualmente il carico fiscale per diverse fasce di contribuenti. Tuttavia i benefici non sono arrivati nello stesso momento per tutti: alcune categorie – come i pensionati – hanno ottenuto il vantaggio prima, altre solo successivamente.

Ecco perchè il cedolino INPS di questi mesi non “sorride” a tutti. Vediamo i dettagli.

Com’era l’IRPEF fino al 2023

Fino al 2023 il sistema era basato su quattro scaglioni di reddito. Le aliquote previste erano le seguenti:

  • 23% fino a 15.000 euro
  • 25% da 15.000 a 28.000 euro
  • 35% da 28.000 a 50.000 euro
  • 43% oltre 50.000 euro

Questo modello è rimasto in vigore per diversi anni ed è stato il punto di partenza della riforma fiscale successiva.

La riforma del 2024: primo taglio per i redditi medio-bassi

La prima fase della riforma è entrata in vigore dal 1° gennaio 2024. In quell’occasione il governo ha ridotto gli scaglioni IRPEF da quattro a tre accorpando i primi due livelli di reddito.

L’aliquota del 23% è stata quindi estesa fino a 28.000 euro.

In pratica il precedente scaglione che prevedeva il 25% tra 15.000 e 28.000 euro è stato eliminato. Questo ha prodotto un vantaggio fiscale proprio per i contribuenti che si trovavano in quella fascia di reddito, perché hanno visto ridurre la tassazione di due punti percentuali.

Tra i beneficiari ci sono stati anche molti pensionati con assegni compresi tra 15.000 e 28.000 euro annui, che hanno ottenuto subito il primo effetto positivo della riforma.

Dal 2026 il taglio per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro

Con la nuova legge di bilancio è arrivato un secondo intervento sugli scaglioni. Dal 2026 l’aliquota applicata alla fascia di reddito tra 28.000 e 50.000 euro è stata ridotta dal 35% al 33%.

Il taglio di due punti percentuali produce un beneficio che può arrivare fino a circa 440 euro l’anno. I pensionati stanno ricevendo questo vantaggio gradualmente attraverso il ricalcolo dell’IRPEF nei cedolini mensili.

In sostanza la riforma ha seguito una logica progressiva: prima sono stati favoriti i redditi medio-bassi e successivamente quelli immediatamente superiori.

Perché i pensionati sotto i 28.000 euro non hanno il nuovo vantaggio

Molti pensionati con redditi inferiori a 28.000 euro annuie assegno fino a circa 1.640/1.670 euro netti mensili per 13 mensilità – oggi non vedono alcuna riduzione dell’IRPEF nei loro cedolini. Il motivo però non è frutto di una esclusione casuale.

Semplicemente il beneficio per questa fascia è arrivato prima, con la riforma del 2024 che ha esteso il 23% fino a 28.000 euro.

Per questo motivo la nuova riduzione introdotta dal 2026 riguarda solo lo scaglione successivo. Chi si colloca sotto i 28.000 euro non riceve il nuovo taglio perché ha già beneficiato della riduzione fiscale nella fase precedente della riforma.