C’è un dettaglio che può fare la differenza tra un bonus in più in busta paga e una restituzione pesante a fine anno. La detassazione al 5% applicata sugli aumenti contrattuali firmati tra il 2024 e il 2026 è molto fruttuosa, ma il vero nodo è il limite dei 33.000 euro. E riguarda il reddito 2025, non quello 2026.
Un passaggio tecnico che può cambiare tutto, soprattutto al momento del conguaglio di dicembre.
Bonus sugli aumenti
Gli aumenti frutto di rinnovi di CCNL firmati tra il 2024 e il 2026 saranno tassati con un aliquota sostitutiva del 5% anziché con l’aliquota ordinaria. Questo porterà maggiori benefici in busta paga ai lavoratori interessati.
Nel dettaglio, la detassazione si applica:
- agli aumenti stabiliti dai rinnovi dei CCNL firmati tra gennaio 2024 e dicembre 2026;
- con criterio di “cassa allargato” (quindi considerando anche somme pagate entro metà gennaio riferite all’anno precedente).
L’obiettivo è alleggerire la pressione fiscale sugli aumenti salariali e sostenere il potere d’acquisto.
Chi può beneficiare della detassazione al 5%
Possono accedere alla tassazione agevolata i lavoratori dipendenti del settore privato che:
- nel 2025 hanno avuto un reddito da lavoro dipendente non superiore a 33.000 euro;
- nel 2026 percepiscono aumenti contrattuali legati al rinnovo del contratto.
Il punto centrale è questo: il requisito dei 33.000 euro si riferisce al reddito 2025, non a quello 2026.
Anche chi supera i 33.000 euro nel 2026 può avere il bonus sugli aumenti
Qui sta la novità più rilevante: se nel 2025 il reddito è rimasto sotto i 33.000 euro, il lavoratore può beneficiare della tassazione agevolata sugli aumenti nel 2026, anche se nel 2026 supera i 33.000 euro proprio grazie agli aumenti ricevuti.
Questo significa che in busta paga il vantaggio fiscale si vede subito. Ad esempio, su un aumento lordo di 1.000 euro:
- con tassazione ordinaria il prelievo può superare i 200–300 euro a seconda dello scaglione;
- con la detassazione l’imposta si riduce a circa 45 euro per tutti.
Il beneficio netto può superare anche i 250–300 euro nei redditi più alti.
Il rischio conguaglio a dicembre 2026
Attenzione però: tutto si gioca sul conguaglio di fine anno. Se a dicembre 2026, in sede di conguaglio fiscale, emerge che il lavoratore non aveva diritto all’agevolazione o ha superato i limiti previsti in modo incompatibile con la norma, l’importo risparmiato potrebbe essere recuperato.
Per chi è di poco sotto la soglia dei 33.000 euro nel 2025, il rischio è concreto:
- un piccolo errore di calcolo,
- una voce accessoria non considerata,
- arretrati o premi,
possono far superare il limite e far scattare la restituzione. E il conguaglio può essere particolarmente gravoso perché avviene in un’unica soluzione, incidendo pesantemente sulla busta paga di dicembre.
Fare una verifica preventiva con un consulente fiscale può quindi essere una soluzione per evitare un conguaglio pesante.
Quando può convenire chiedere la non applicazione
La detassazione sugli aumenti si applica in automatico e sarà visibile dalla busta paga di aprile. Proprio per evitare brutte sorprese, la normativa consente al lavoratore di chiedere al datore di lavoro la non applicazione della tassazione al 5%.
Questa scelta può essere prudente per:
- chi è molto vicino alla soglia dei 33.000 euro nel 2025;
- chi ha redditi variabili;
- chi teme di superare il limite per effetto di conguagli o arretrati.
In questi casi può essere preferibile pagare subito la tassazione ordinaria, evitando il rischio di una restituzione concentrata a fine anno.




