Molti contribuenti potrebbero notare una piccola novità nella bolletta dei rifiuti: una voce aggiuntiva di pochi euro destinata a finanziare una nuova agevolazione nazionale. Si tratta del bonus sociale rifiuti, uno sconto sulla TARI pensato per aiutare le famiglie con redditi più bassi.
Il meccanismo scelto dal Governo è però particolare: il bonus viene pagato attraverso una componente aggiuntiva applicata a tutte le utenze, sia domestiche sia non domestiche. In pratica, un piccolo contributo generalizzato serve a coprire lo sconto destinato a chi ha diritto all’agevolazione.
Vediamo nel dettaglio.
Il bonus rifiuti: sconto del 25% sulla TARI per le famiglie con ISEE basso
Il bonus è stato introdotto con il D.P.C.M. 21 gennaio 2025 n. 24, che ha stabilito un’agevolazione nazionale sulla tassa rifiuti. La misura prevede uno sconto del 25% sulla TARI per i nuclei familiari che si trovano in condizioni economiche più fragili.
In particolare, il bonus spetta alle famiglie che rispettano i requisiti già utilizzati per altri bonus sociali, cioè:
- ISEE fino a 9.796 euro,
- ISEE fino a 20.000 euro per famiglie con almeno 4 figli a carico.
L’obiettivo è ridurre il peso della tassa sui rifiuti per chi ha maggiori difficoltà economiche.
Come viene finanziato il bonus: la componente pagata da tutti
Per coprire il costo di questa agevolazione è stato previsto un meccanismo di finanziamento specifico. L’articolo 3 del suddetto decreto stabilisce infatti che l’Autorità di regolazione deve introdurre una componente perequativa applicata alla generalità delle utenze, cioè a tutti gli utenti della Tari.
Il comma 2 spiega che: “Per la copertura degli oneri derivanti dalla applicazione della agevolazione di cui al comma 1, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente istituisce e aggiorna con propri provvedimenti, in sede di prima applicazione entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, una apposita componente perequativa, applicata alla generalità dell’utenza, domestica e non domestica, che alimenta un conto gestito dalla Cassa per i servizi energetici e ambientali“.
In sostanza, tutti gli utenti contribuiscono con una piccola quota, che serve a finanziare lo sconto destinato alle famiglie con redditi più bassi.
La decisione di ARERA: contributo di 6 euro in bolletta
A stabilire concretamente l’importo della componente è stata l’ARERA (Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente). Con la deliberazione del 1° aprile 2025 sulle disposizioni urgenti per l’attuazione del bonus rifiuti, l’Autorità ha previsto che la nuova componente (denominata UR3) venga fissata inizialmente a 6 euro all’anno per utenza.
La delibera spiega che l’importo:
- è stato determinato sulla base della stima dell’onere connesso all’erogazione del bonus sociale nel settore rifiuti;
- deve rispettare il principio di proporzionalità;
- deve trovare uniforme applicazione sul territorio nazionale;
- deve prevedere meccanismi di aggiornamento certi e trasparenti.
La stessa componente potrà quindi essere aggiornata negli anni successivi, nel caso in cui le risorse raccolte non siano sufficienti o risultino superiori rispetto alle necessità.
Dove finiscono i 6 euro pagati in bolletta
Le somme raccolte attraverso questa componente non restano ai Comuni. I contributi vengono infatti convogliati in un conto gestito dalla Cassa per i servizi energetici e ambientali, che si occupa di raccogliere le risorse e utilizzarle per coprire gli sconti riconosciuti ai beneficiari.
Questo sistema serve a garantire che il bonus venga finanziato a livello nazionale, distribuendo il costo dell’agevolazione tra tutti gli utenti del servizio rifiuti con un contributo di importo limitato.




