Per militari, poliziotti, carabinieri, finanzieri e vigili del fuoco, la Legge di Bilancio 2026 porta novità importanti sull’età per la pensione. A differenza dei lavoratori civili, per questi settori sono previsti incrementi aggiuntivi dei requisiti legati alla speranza di vita, che scatteranno gradualmente tra il 2027 e il 2030. La circolare INPS del 16 marzo 2026 dettaglia come funzioneranno gli adeguamenti.
Non hanno tardato ad arrivare le proteste dei sindacati, preoccupati per l’impatto sui lavoratori.
Pensione per le Forze Armate, incrementi previsti dalla Legge di Bilancio 2026
Il comma 180 dell’articolo 1 stabilisce che il personale delle Forze Armate, dell’Arma dei Carabinieri, del Corpo della Guardia di Finanza, delle Forze di polizia a ordinamento civile e del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco subirà un incremento aggiuntivo dei requisiti pensionistici, oltre a quello previsto per la generalità dei lavoratori.
In dettaglio:
- +1 mese nel 2028,
- +1 mese nel 2029,
- +1 mese nel 2030.
Si tratta di un aumento graduale, che si aggiunge all’incremento standard legato alla speranza di vita.
La circolare INPS e i requisiti specifici
La circolare INPS 16 marzo 2026 conferma che per le forze dell’Ordine:
- per la pensione di vecchiaia:
- a partire dal 1° gennaio 2027, l’età è incrementata di 1 mese,
- mentre per il 2028 l’aumento sarà di 3 mesi.
Quindi serviranno 67 anni + 2 mesi per andare in pensione nel 2027 e 67 anni + 6 mesi nel 2028.
Invece:
- per la pensione di anzianità, i requisiti contributivi diventano:
- 41 anni e 1 mese di contributi nel 2027,
- 41 anni e 3 mesi nel 2028, indipendentemente dall’età;
- altre soglie prevedono età minima e contributi inferiori a 35 anni, sempre con adeguamenti di 2-3 mesi;
- rimangono in vigore le regole della finestra mobile, che posticipano ulteriormente la decorrenza della pensione di qualche mese.
La circolare precisa anche che le eccezioni legate a gravosità, operatività o usura connessa agli incarichi verranno definite solo dopo l’emanazione del DPCM attuativo, su proposta dei ministeri della Difesa, Interno e Giustizia.
Cosa cambia concretamente per i lavoratori in divisa
Per i lavoratori interessati:
- chi raggiunge i requisiti di contributi o età nel 2027-2028 subirà l’incremento aggiuntivo;
- l’età di pensionamento si sposta quindi di 1-3 mesi rispetto a quanto previsto per i civili;
- le professionalità con incarichi particolari potrebbero beneficiare di riduzioni o esclusioni, ma bisognerà attendere il DPCM attuativo.
I sindacati del comparto difesa e sicurezza avevano già espresso preoccupazione in passato, prima ancora dell’approvazione ufficiale della Legge di Bilancio 2026. Secondo le organizzazioni, infatti, questi aumenti:
- penalizzano chi ha svolto anni di servizio in condizioni particolarmente faticose e rischiose;
- rischiano di allontanare ulteriormente l’età della pensione per lavoratori già sottoposti a turni gravosi, notturni o in contesti ad alto stress;
- mantengono in servizio un personale sempre più anziano, bloccando il turnover e ritardando le assunzioni;
- creano un disallineamento rispetto ad altri settori, dove l’incremento è più contenuto.
La risposta di ASPMI alla circolare INPS
Facendo seguito alla circolare INPS, il sindacato ASPMI avverte:
“Sarà nostro preciso compito seguire e monitorare attentamente l’adozione del previsto DPCM, affinché il numero più ampio possibile di militari impegnati in incarichi caratterizzati da elevata gravosità o da condizioni di impiego particolarmente logoranti possa essere ricompreso tra i soggetti destinatari delle misure di esclusione o attenuazione degli incrementi. Non potranno essere accettate decisioni prive di adeguata motivazione o assunte senza un preventivo confronto con le Associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, che rappresentano il personale e possiedono una conoscenza diretta e concreta delle reali condizioni di servizio nei diversi ambiti operativi“.
La specificità del servizio militare e il riconoscimento delle condizioni di impiego devono rimanere elementi centrali nella definizione dei futuri requisiti pensionistici del comparto, conclude.




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