Ottengono Arretrati da 46.000 Euro e Protestano per 1 Giorno in Meno di Smart Working. Ecco Quali Statali

La decisione di ridurre a un giorno alla settimana la possibilità di lavorare in smart working a Palazzo Chigi ha acceso nuovamente il dibattito tra dipendenti e amministrazione. Dopo mesi di confronti e assemblee, il tentativo di conciliazione del 18 marzo è fallito, aprendo la strada a possibili iniziative di protesta.

Una vicenda che mette al centro il lavoro agile, ma che arriva in un contesto in cui gli stessi dirigenti hanno appena ricevuto aumenti e arretrati significativi.

Come cambia lo smart working nei ministeri

La riduzione dei giorni in cui sarà possibile lavorare da casa non riguarda solo Palazzo Chigi. Negli ultimi mesi, diversi ministeri hanno rivisto i giorni di smart working a disposizione dei dipendenti:

  • Ministero della Giustizia: da 2 giorni a settimana a 1 giorno; nei tribunali alcuni uffici sono passati addirittura a 0.
  • Ministero dell’Economia: da 8 giorni al mese a 6 giorni.
  • Ministero della Difesa: da 6 giorni a 4 giorni al mese.
  • Ministero dell’Agricoltura e Cultura: riduzioni non ancora quantificate, ma si punta a meno giorni rispetto al passato.
  • Agenzia Dogane e Monopoli: da 6 giorni al mese a 4 giorni in alcuni uffici territoriali.
  • Farnesina: stabile, 4-6 giorni al mese.
  • Ministero della Salute e Agenzia delle Entrate: al momento confermati 8 giorni al mese.
  • Ministero dell’Interno: nessuna riduzione ufficiale, ma gli effetti dello smart working nelle sedi territoriali restano limitati.

In generale, la tendenza è chiara: la maggior parte degli uffici centrali sta riducendo i giorni di lavoro a distanza, riportando i dipendenti in presenza per la maggior parte della settimana.

Perché i dipendenti protestano

Le ragioni della protesta sono legate principalmente alla riduzione della flessibilità e alla percezione di una perdita di diritti acquisiti.

Secondo le sigle sindacali Snaprecom, Usb, Flp e Sipre, che rappresentano oltre il 76% dei lavoratori della presidenza, la decisione di limitare lo smart working a un giorno a settimana “dimezza per molti dipendenti la quota di lavoro agile” e cancella le priorità riservate a categorie come genitori con figli fino a 14 anni, disabili e caregiver.

Marco Carlomagno, segretario generale di Flp, spiega: «In tutto il mondo il lavoro è ormai basato su obiettivi e risultati e non sulla presenza: di qualche giorno fa la notizia che in Australia entrerà in vigore nel 2027 l’obbligo di smart working per due giorni a settimana. Non solo: diversi studi dimostrano come ci sia una correlazione positiva tra lavoro a distanza e natalità o come il lavoro agile comporti un miglioramento del rapporto vita-lavoro in generale con minor tempo perso in spostamenti e ascesa di luoghi “near work” per svolgere le proprie mansioni».

La protesta nasce quindi dalla volontà di difendere un modello di lavoro che, secondo i dipendenti, permette una maggiore conciliazione tra impegni professionali e personali, senza compromettere produttività e risultati.

Gli aumenti e gli arretrati dei dirigenti

Occorre però far presente che la protesta per la riduzione dello smart working arriva a pochi giorni dalla firma del rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) per l’Area Presidenza del Consiglio dei Ministri 2019‑2021. Un rinnovo che ha portato significativi benefici economici per i dirigenti.

Per i circa 277 dirigenti di Palazzo Chigi, infatti, sono previsti arretrati e una tantum in busta paga che può arrivare fino a 46 mila euro per chi occupa i livelli più alti della prima fascia dirigenziale e fino a 22 mila euro per la seconda fascia. Questi importi rappresentano compensazioni economiche per il periodo di vacanza contrattuale e aggiornamenti salariali già maturati, che finalmente verranno liquidati.

Il rinnovo contrattuale ha introdotto anche strumenti di partecipazione sindacale, percorsi di affiancamento per neoassunti, formazione per la transizione digitale e un rafforzamento dei diritti dei dirigenti.

Legittimo protestare per lo smart working, ma con consapevolezza

In definitiva, è chiaro che i dipendenti abbiano motivi legittimi per difendere il lavoro agile. Tuttavia, il contesto economico fa riflettere: gli stessi dirigenti stanno ricevendo compensazioni consistenti e arretrati accumulati negli anni.

La protesta è comprensibile, ma serve anche ricordare che gli aumenti e i rimborsi già riconosciuti rappresentano un beneficio reale, che non cancella il diritto allo smart working, ma inserisce la discussione in un quadro più equilibrato e consapevole.