Negli ultimi giorni, il tema del risparmio energetico è tornato al centro del dibattito europeo. A fronte delle tensioni internazionali e del rischio di riduzione delle forniture petrolifere, governi e istituzioni stanno valutando misure immediate per contenere i consumi. Tra queste, emerge con forza lo smart working, non ancora obbligatorio ma sempre più consigliato.
L’Unione Europea ha infatti invitato gli Stati membri a incentivare il lavoro da remoto per ridurre gli spostamenti quotidiani e, di conseguenza, il consumo di carburante. Una linea che si inserisce in un piano più ampio di gestione dell’emergenza energetica, con l’obiettivo di evitare scenari più critici nelle prossime settimane. I rischi di un prossimo razionamento dei prodotti energetici è molto alto.
Il ruolo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia
A rafforzare questa strategia è intervenuta anche l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), che ha indicato lo smart working come una delle leve più efficaci e immediate per ridurre la domanda di petrolio.
Secondo l’AIE, il lavoro da casa può portare a un taglio significativo dei consumi: fino al 6% su scala nazionale e anche oltre per i singoli lavoratori che riducono gli spostamenti settimanali. Si tratta di una misura a costo zero per gli Stati, ma con effetti rapidi sul sistema energetico.
Accanto allo smart working, l’AIE suggerisce anche altre azioni: limiti di velocità, maggiore utilizzo del trasporto pubblico e riduzione dei viaggi non essenziali. L’indicazione dell’Agenzia è poi stata fatta propria dalla Commissione Europea, che ha invitato gli Stati membri a prendere provvedimenti.
Il caso Slovenia: tetti ai rifornimenti
Mentre le istituzioni discutono di prevenzione, in Europa si registrano già i primi effetti concreti della crisi. In Slovenia, il governo è intervenuto introducendo limiti ai rifornimenti: fino a 50 litri al giorno per i privati e 200 litri per le aziende.

La misura è arrivata dopo che diversi distributori avevano già iniziato a contingentare le vendite per far fronte all’aumento della domanda e alle difficoltà logistiche.
Il rischio per gli altri Paesi europei
Il caso sloveno rappresenta un segnale chiaro. Se la situazione internazionale dovesse peggiorare, altri Paesi potrebbero adottare misure simili. Proprio per questo, lo smart working viene oggi indicato come uno strumento preventivo per evitare razionamenti più rigidi. Ridurre i consumi ora, secondo le istituzioni europee, potrebbe evitare scenari più critici nei prossimi mesi.
Negli ultimi mesi, in Italia si è assistito a una progressiva riduzione dello smart working, soprattutto nel settore pubblico, dove molte amministrazioni hanno riportato i dipendenti in presenza. Anche nel privato la tendenza è simile: dopo il picco registrato nel periodo post Covid, sono sempre meno le aziende che scelgono di mantenere forme strutturate di lavoro agile, privilegiando modelli organizzativi tradizionali. Sarà interessante capire se il Governo italiano guidato da Giorgia Meloni ascolterà i consigli che arrivano dalle istituzioni internazionali e prenderà un qualche provvedimento in uno dei prossimi decreti sulla crisi energetica.




