Busta Paga di Maggio, i Buoni Pasto Fanno Scattare Tagli Fino a 400 Euro. Ecco Per Chi

Un taglio fino a 400 euro nella busta paga di maggio ha acceso la protesta tra molti poliziotti. Una riduzione improvvisa, che non nasce da straordinari o errori in busta paga, ma da un meccanismo fiscale legato ai buoni pasto.

Proprio su questo punto si concentra la richiesta di chiarimenti del sindacato italiano dei poliziotti (SIAP).

Perché a maggio la busta paga è più bassa per via dei buoni pasto

Il motivo del taglio nelle buste paga degli agenti di polizia è un conguaglio fiscale applicato sui buoni pasto percepiti nel corso del 2025. In particolare, riguarda il cosiddetto “doppio buono pasto giornaliero”.

Non si tratta di un beneficio extra, ma di una misura legata alle condizioni di lavoro. Alcuni reparti della Polizia di Stato – come scorte, digos, aeronaviganti, squadre mobili o servizi operativi – svolgono turni molto lunghi, spesso senza possibilità di pausa o cambio. In questi casi viene riconosciuto il diritto a due pasti, quindi a due buoni nello stesso giorno.

Secondo le regole interne, questo serve a garantire il vitto sia per il pranzo che per la cena quando il servizio si prolunga per molte ore.

Gli uffici amministrativi hanno però considerato una parte di questi buoni come reddito tassabile, applicando quindi l’IRPEF arretrata. Il risultato è che nella busta paga di maggio molti operatori si trovano una decurtazione anche consistente che può arrivare fino a 400 euro.

Aumentati i buoni pasto da 8 a 10 euro

Tutto parte dalle novità introdotte con la legge di bilancio 2026, che ha modificato la soglia di esenzione fiscale dei buoni pasto elettronici, portandola da 8 a 10 euro al giorno.

Questa modifica ha spinto l’amministrazione a rivedere il trattamento fiscale applicato in precedenza. Secondo questa interpretazione, il valore complessivo dei buoni pasto ricevuti in alcune giornate avrebbe superato i limiti di esenzione, diventando quindi imponibile.

Da qui la decisione di recuperare le imposte non versate nel 2025 direttamente sugli stipendi del 2026.

Perché il sindacato contesta il taglio

Il SIAP (Sindacato Italiano dei Poliziotti) ritiene che questa interpretazione fiscale sia sbagliata. Il nodo è semplice: non si può trattare il doppio buono pasto come un “extra” o un reddito aggiuntivo, perché è legato a esigenze di servizio obbligatorie. Lo scrive chiaramente in una nota inviata al Direttore Centrale per i Servizi di Ragioneria lo scorso 5 maggio.

In pratica, quei due buoni non rappresentano un vantaggio economico, ma la copertura di due pasti effettivamente dovuti durante turni particolarmente lunghi.

Per questo il sindacato sostiene che la soglia di esenzione non dovrebbe essere calcolata sulla singola giornata in modo rigido, ma sul numero reale di pasti maturati.

Cosa può succedere adesso

La richiesta del sindacato è chiara: sospendere i conguagli e aprire un confronto urgente per chiarire la situazione. Nel frattempo, però, gli effetti sono già visibili nelle buste paga di maggio. Con tagli che, come anticipato, toccano picchi di 400 euro.

La partita resta aperta. Se l’interpretazione dovesse cambiare, le somme trattenute potrebbero essere restituite. In caso contrario, il rischio è che il meccanismo continui a incidere anche in futuro sugli stipendi di chi lavora con turnazioni più pesanti.

Intanto, per molti agenti, il problema è concreto e immediato: uno stipendio più leggero proprio a causa di un beneficio pensato, in origine, per garantire un diritto essenziale durante il servizio.