Dal 1° luglio 2026 cambia il meccanismo del TFR per milioni di lavoratori del settore privato. La novità potrebbe riguardare anche migliaia di lavoratori stagionali impiegati nel turismo, negli alberghi, nella ristorazione e nell’agricoltura. Con le nuove regole sul silenzio-assenso, infatti, il Trattamento di Fine Rapporto potrebbe non restare più in azienda e finire automaticamente in un fondo pensione se il dipendente non esprime una scelta entro 60 giorni dall’assunzione.
La misura è prevista dalla Legge di Bilancio 2026 che modifica il D.Lgs. 252/2005 sulla previdenza complementare. Il nuovo sistema interesserà i neoassunti del settore privato e sta già creando forti discussioni tra imprese, consulenti del lavoro e sindacati.
Dal 1° luglio scattano i 60 giorni per scegliere
Secondo il Ministero del Lavoro, per i lavoratori assunti dal 1° luglio 2026 il termine del silenzio-assenso sul TFR viene ridotto a 60 giorni dall’assunzione. Questo significa che:
- il lavoratore potrà scegliere se lasciare il TFR secondo le modalità previste;
- aderire volontariamente a un fondo pensione;
- oppure non effettuare alcuna scelta.
In quest’ultimo caso scatterebbe il conferimento automatico del TFR alla previdenza complementare.
Le fonti ufficiali parlano genericamente di:
- “neoassunti del settore privato”;
- “lavoratori assunti”;
- “dipendenti”.
Per questo motivo, allo stato attuale, non risultano esclusioni esplicite per i lavoratori a tempo determinato o stagionali.
Turismo, hotel, campeggi e ristorazione tra i settori più coinvolti
Nel turismo l’impatto potrebbe essere molto ampio, soprattutto durante la stagione estiva.
La novità riguarderebbe infatti:
- hotel;
- villaggi turistici;
- resort;
- campeggi;
- stabilimenti balneari;
- bar;
- ristoranti;
- catene della ristorazione;
- servizi catering;
- imprese del turismo stagionale.
Molte di queste aziende assumono personale per periodi limitati:
- camerieri;
- cuochi;
- receptionist;
- addetti alle pulizie;
- bagnini;
- animatori;
- personale stagionale di cucina e sala.
Se il rapporto supera i 60 giorni e il lavoratore non esprime alcuna scelta, il TFR potrebbe essere trasferito automaticamente al fondo pensione previsto dal contratto collettivo di riferimento.
Ed è proprio questo il punto che sta facendo discutere maggiormente, perché molti stagionali spesso:
- cambiano azienda frequentemente;
- lavorano solo pochi mesi;
- non hanno continuità contributiva;
- potrebbero non conoscere il funzionamento dei fondi pensione.
Agricoltura e lavoro stagionale: attenzione ai contratti brevi
La questione riguarda anche il settore agricolo.
Le aziende interessate potrebbero essere:
- aziende agricole;
- imprese ortofrutticole;
- vitivinicole;
- agrumicole;
- aziende di raccolta stagionale;
- cooperative agricole;
- imprese florovivaistiche.
Il tema coinvolge soprattutto:
- braccianti stagionali;
- addetti alla raccolta;
- lavoratori impiegati nelle campagne stagionali;
- operai agricoli a termine.
In questo caso resta però un nodo tecnico importante.
La norma parla infatti di 60 giorni dall’assunzione. Per questo motivo restano dubbi applicativi sui rapporti molto brevi:
- contratti inferiori ai 60 giorni;
- lavoro agricolo di poche settimane;
- attività discontinue;
- stagionali brevissimi.
Ad oggi, però, né il Ministero del Lavoro né le analisi di Consulenti del Lavoro, Mefop o Fisac CGIL prevedono un’esclusione esplicita dei lavoratori stagionali o a termine.
Le aziende sotto i 50 dipendenti temono la perdita di liquidità
Il cambiamento potrebbe avere effetti importanti soprattutto sulle piccole imprese del turismo e dell’agricoltura.
Nelle aziende sotto i 50 dipendenti, infatti, il TFR spesso resta in azienda e rappresenta una forma di liquidità utile per sostenere:
- stipendi;
- anticipo costi stagionali;
- gestione della cassa;
- investimenti;
- acquisto materie prime.
Con il nuovo meccanismo del silenzio-assenso, una parte maggiore del TFR potrebbe invece finire direttamente ai fondi pensione.
Secondo le analisi pubblicate da Consulenti del Lavoro, Mefop e organizzazioni datoriali, il nuovo sistema punta a rafforzare la previdenza complementare, ma rischia di avere effetti rilevanti soprattutto nei settori caratterizzati da:
- forte stagionalità;
- alta rotazione del personale;
- contratti a termine;
- lavoro discontinuo.




