Busta Paga Più Ricca Dopo il Bonus da 440 Euro: Ora Si Punta ai Redditi Fino a 60.000 Euro

Prima il taglio del cuneo fiscale reso strutturale, poi il nuovo bonus in busta paga fino a 440 euro all’anno. Ora il dibattito si sposta su un’altra fascia di contribuenti: i lavoratori del ceto medio. Durante l’assemblea annuale di Confcommercio tenutasi a Roma il 10 giugno 2026, è emersa infatti una proposta che potrebbe diventare uno dei temi fiscali più discussi dei prossimi mesi e che riguarda milioni di italiani con redditi fino a 60mila euro.

Confcommercio chiede meno tasse per i redditi fino a 60.000 euro

All’assemblea di Confcommercio il tema centrale è stato proprio il peso delle tasse sui redditi intermedi.

Il presidente Carlo Sangalli ha chiesto una riduzione dell’aliquota Irpef dal 35% al 33%, proponendo di alleggerire il carico fiscale sul cosiddetto secondo scaglione, quello che oggi riguarda una parte significativa dei lavoratori dipendenti, autonomi e pensionati. Per Sangalli, la detassazione dovrebbe riguardare i redditi fino a 60.000 euro annui.

Il riferimento ai 60.000 euro non è casuale. Nell’attuale struttura dell’Irpef, infatti, il secondo scaglione copre i redditi medi e si estende fino a circa 50.000 euro. Per includere una fascia più ampia di contribuenti che oggi si collocano appena sopra i livelli medi, si sta appunto ragionando su un ampliamento della platea potenziale fino a 60.000 euro.

L’eventuale intervento sull’aliquota del 35% al 33% avrebbe quindi un impatto non solo sui redditi medi “classici”, ma anche su una parte consistente del ceto medio-alto.

La posizione del Governo dopo il bonus da 440 euro

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta per la prima volta da premier all’assemblea di Confcommercio, ha aperto alla possibilità di nuovi interventi fiscali.

Pur senza annunciare misure immediate, ha ribadito che il Governo intende proseguire nel percorso di riduzione della pressione fiscale, dopo gli interventi già realizzati sul lavoro dipendente. In particolare:

  • dal 2024, con la prima fase della riforma fiscale, il sistema è stato semplificato riducendo gli scaglioni a tre. In particolare è stata eliminata l’aliquota del 25% ed è stato esteso il 23% fino a 28.000 euro di reddito annuo.
  • dal 2026, poi, si è passato ai redditi più alti. L’aliquota applicata alla fascia di reddito compresa tra 28.000 e 50.000 euro annui è stata ridotta dal 35% al 33%.

Per molti lavoratori dipendenti il taglio delle tasse ha portato un beneficio fino a circa 440 euro annui in busta paga.

Redditi, cosa cambierebbe con il taglio dal 35% al 33%

La proposta avanzata da Confcommercio è quella di applicare la tassazione al 33% per i redditi fino a 60.000 euro.

In termini pratici, questo significherebbe che una parte del reddito oggi tassata al 35% verrebbe tassata due punti percentuali in meno, con un aumento del reddito disponibile per i contribuenti interessati.

L’effetto finale dipenderebbe però dalla definizione precisa delle soglie e dalle coperture finanziarie che il Governo deciderà eventualmente di adottare.