La Carta di Inclusione permette di fare la spesa, pagare alcune bollette e acquistare beni essenziali. Ma cosa succede quando si tratta della ricarica del telefono? È una spesa consentita oppure si rischiano problemi con l’utilizzo del sussidio?
La domanda è più frequente di quanto si possa immaginare e riguarda migliaia di famiglie che ogni mese ricevono l’Assegno di Inclusione. Anche perché oggi il cellulare è diventato uno strumento indispensabile per lavorare, studiare, comunicare con i servizi pubblici e gestire molte attività quotidiane. Vediamo quindi cosa prevedono le regole.
Cos’è l’Assegno di Inclusione e come funziona la Carta AdI
L’Assegno di Inclusione è la misura che ha sostituito il Reddito di Cittadinanza. Spetta alle famiglie con un ISEE entro 10.140 euro e in cui è presente almeno un membro o disabile, o minorenne, o over 60 o in condizione di svantaggio e preso in carico dai servizi sociali.
L’importo viene accreditato dall’INPS sulla Carta di Inclusione, una carta elettronica attraverso la quale i beneficiari possono effettuare acquisti e pagamenti entro i limiti previsti dalla normativa.
Non tutte le spese sono però consentite. La legge individua infatti una serie di beni e servizi acquistabili e altri che restano esclusi.
Si può ricaricare il cellulare con l’Assegno di Inclusione?
Sì, in linea generale la ricarica telefonica è consentita con la Carta di Inclusione. Infatti, le regole che disciplinano l’utilizzo della carta non inseriscono le ricariche telefoniche tra le spese vietate. Di conseguenza, il beneficiario può utilizzare parte dell’importo ricevuto per effettuare una ricarica del proprio numero di cellulare.
Si tratta di una possibilità già riconosciuta in passato anche ai percettori del Reddito di cittadinanza e confermata dall’impostazione adottata per l’Assegno di Inclusione.
Naturalmente l’operazione deve essere effettuata attraverso canali compatibili con il circuito della carta e presso esercenti abilitati ai pagamenti tramite Carta di Inclusione.
Perché la ricarica telefonica è considerata una spesa ammessa
Negli ultimi anni il telefono cellulare è diventato uno strumento essenziale nella vita quotidiana.
Serve per ricevere comunicazioni da scuole, medici e pubbliche amministrazioni, per accedere ai servizi digitali tramite SPID o Carta d’Identità Elettronica e, in molti casi, per cercare lavoro o partecipare a percorsi di inclusione sociale e lavorativa.
Per questo motivo la ricarica telefonica non rientra tra gli acquisti espressamente vietati ai beneficiari della misura.
Quali spese sono vietate con la Carta di Inclusione
Per capire meglio perché la ricarica telefonica è ammessa, è utile ricordare quali sono invece le principali spese escluse. La normativa vieta l’acquisto di beni considerati non essenziali o incompatibili con le finalità del sussidio. Cita:
- giochi che prevedono vincite in denaro o altre utilità;
- sigarette, anche elettroniche, e derivati del fumo;
- giochi pirotecnici;
- prodotti alcolici;
- armi;
- materiale pornografico e beni e servizi per adulti;
- servizi finanziari e creditizi;
- servizi di trasferimento di denaro;
- servizi assicurativi;
- articoli di gioielleria;
- articoli di pellicceria;
- gli acquisti presso gallerie d’arte e affini;
- gli acquisti in club privati;
- l’acquisto, il noleggio e il leasing di navi e imbarcazioni da diporto, nonché servizi portuali.
Infine, la Carta AdI non può essere usata per gli acquisti all’estero, online o mediante servizi di direct marketing. L’obiettivo è chiaro: garantire che le somme erogate siano utilizzate principalmente per sostenere i bisogni quotidiani del nucleo familiare.
Attenzione ai tabaccai: la ricarica potrebbe non andare a buon fine
Anche se la ricarica del cellulare è generalmente considerata una spesa consentita con la Carta di Inclusione, può capitare che il pagamento venga rifiutato in alcuni esercizi commerciali.
Uno dei casi più frequenti riguarda i tabaccai. Il motivo è semplice: molte attività di questo tipo vendono anche prodotti e servizi che non possono essere acquistati con l’Assegno di Inclusione, come sigarette, giochi con vincita in denaro, gratta e vinci o altri articoli esclusi dalla normativa. Per questo motivo alcuni terminali POS potrebbero non essere abilitati a ricevere pagamenti tramite Carta di Inclusione oppure potrebbero bloccare automaticamente determinate operazioni, anche quando la spesa sarebbe teoricamente consentita.
Chi vuole evitare inconvenienti può valutare una soluzione alternativa: effettuare la ricarica telefonica tramite Postamat o attraverso altri canali compatibili con la Carta di Inclusione. In questo modo si riduce il rischio di vedere l’operazione respinta e si può utilizzare il credito disponibile in modo più semplice e sicuro.
Va comunque ricordato che l’eventuale rifiuto del pagamento non significa necessariamente che la ricarica sia vietata. Spesso dipende dalle caratteristiche del circuito utilizzato dall’esercente o dalle impostazioni del terminale di pagamento.
Cosa dicono le norme e le indicazioni ufficiali
Le regole sull’utilizzo della Carta di Inclusione sono contenute nel decreto che ha istituito l’Assegno di Inclusione e nelle successive istruzioni operative diffuse da INPS, Ministero del Lavoro e Poste Italiane.
Tra le operazioni vietate non compare la ricarica telefonica. Per questo motivo la spesa è generalmente considerata consentita, purché effettuata attraverso modalità compatibili con il funzionamento della carta.
In caso di dubbi particolari o di operazioni non andate a buon fine, resta comunque consigliabile verificare direttamente con INPS o con Poste Italiane, che gestisce materialmente la Carta di Inclusione.




