Lavorare sotto il sole, in un cantiere, in una fonderia o in un reparto produttivo con temperature elevate può avere conseguenze molto serie. Il colpo di calore non è soltanto un malore estivo: quando si verifica durante l’attività lavorativa può essere riconosciuto come infortunio sul lavoro, consentendo al dipendente di assentarsi e di beneficiare delle prestazioni economiche dell’INAIL.
Si tratta di una tutela spesso poco conosciuta, ma prevista dalla normativa quando esiste un collegamento tra il malore e le condizioni in cui il lavoratore ha svolto la propria attività.
Quando il colpo di calore diventa un infortunio sul lavoro
Il colpo di calore è un evento acuto provocato dall’esposizione prolungata a temperature elevate, dalla radiazione solare o da ambienti di lavoro particolarmente caldi e poco ventilati.
Secondo l’INAIL, il rischio da stress termico interessa numerose categorie di lavoratori, tra cui quelli impegnati nei cantieri, nelle fabbriche, nelle acciaierie, nelle fonderie, nella logistica e in tutte le attività svolte all’aperto.
Se il malore si manifesta in occasione di lavoro e provoca un danno alla salute, può essere qualificato come infortunio sul lavoro con tutte le conseguenze previste dall’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni.
Si può restare a casa e ricevere l’indennità
Quando il medico certifica che il lavoratore non è in grado di riprendere l’attività, scatta il periodo di inabilità temporanea assoluta.
In questa fase il dipendente resta a casa per il tempo necessario alla guarigione e, se l’infortunio viene riconosciuto dall’INAIL, riceve l’indennità economica prevista dalla legge.
L’Istituto corrisponde l’indennità dal quarto giorno successivo all’evento, mentre i primi tre giorni restano generalmente a carico del datore di lavoro secondo quanto previsto dalla legge o dal contratto collettivo applicato.
L’indennità è pari al 60% della retribuzione media giornaliera fino al novantesimo giorno di assenza e sale al 75% dal 91° giorno fino alla guarigione clinica.
Oltre alla prestazione economica, l’INAIL garantisce anche l’assistenza sanitaria e riabilitativa. Se il colpo di calore lascia conseguenze permanenti, il lavoratore può ottenere un indennizzo o una rendita, in base al grado di menomazione accertato.
In aggiunta alla prestazione INAIL tutti i contratti collettivi nazionale di lavoro prevedono il pagamento di una integrazione economica fino a far ottenere al lavoratore il 100% della normale retribuzione mensile. L’integrazione è erogata dal datore di lavoro.
L’azienda deve prevenire il rischio caldo
Il D.Lgs. 81/2008 impone al datore di lavoro di valutare anche il rischio derivante dalle alte temperature.
Questo significa predisporre adeguate misure di prevenzione, come pause durante le ore più calde, disponibilità continua di acqua potabile, riorganizzazione dei turni, ambienti ventilati e informazione dei lavoratori sui sintomi del colpo di calore.
L’INAIL dedica inoltre una specifica sezione al rischio da stress termico e, attraverso il progetto Worklimate, mette a disposizione strumenti previsionali che aiutano le aziende a programmare il lavoro nelle giornate più critiche.
Per i lavoratori sapere che il colpo di calore può essere riconosciuto come infortunio significa conoscere un diritto importante: se il malore è causato dalle condizioni di lavoro, l’assenza non è una semplice malattia, ma può rientrare nella tutela assicurativa garantita dall’INAIL.




