Nel 2026 sono attivi diversi incentivi per favorire le assunzioni stabili di giovani e donne, ma colf e badanti non rientrano nel Bonus Giovani e nel Bonus Donne.
Il motivo non dipende dalla persona assunta, dall’orario o dal fatto che il contratto sia a tempo indeterminato. L’esclusione riguarda direttamente il rapporto di lavoro domestico, che segue già un sistema contributivo diverso da quello ordinario.
Il riferimento è il Decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, convertito dalla Legge 25 giugno 2026, n. 112.
Quali bonus non spettano a colf e badanti
Il Bonus Giovani 2026 prevede, nei casi ammessi, un esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per determinate assunzioni a tempo indeterminato.
La circolare INPS n. 55 del 14 maggio 2026 chiarisce però che i rapporti di lavoro domestico sono esclusi.
La stessa regola vale per il Bonus Donne 2026, che riconosce un esonero contributivo per determinate assunzioni di donne svantaggiate o molto svantaggiate.
Anche in questo caso, però, i contratti di lavoro domestico restano fuori dall’agevolazione.
Perché il lavoro domestico resta fuori
La spiegazione è soprattutto previdenziale.
Per colf, badanti e altri lavoratori domestici i contributi INPS vengono calcolati secondo un regime specifico, con aliquote già ridotte rispetto alla contribuzione ordinaria prevista per la generalità dei lavoratori dipendenti.
Per questo il legislatore ha scelto di non applicare i nuovi esoneri a rapporti che beneficiano già di una contribuzione ridotta per la loro struttura normativa.
Quindi non si tratta di una penalizzazione della singola colf o badante. È il tipo di rapporto di lavoro a essere escluso dall’agevolazione.
Essere assunti a tempo indeterminato non basta
Una famiglia potrebbe pensare che, trasformando il rapporto in un contratto stabile, il bonus diventi utilizzabile.
Non è così, Il lavoro domestico resta escluso anche quando la colf o la badante viene assunta a tempo indeterminato o part-time.
Per la famiglia, quindi, i contributi continuano a essere versati secondo le regole ordinarie proprie del lavoro domestico.
Quali vantaggi restano invece in vigore
L’esclusione dal Bonus Giovani e dal Bonus Donne non significa che non esistano agevolazioni per chi sostiene il costo di colf e badanti.
Una prima possibilità riguarda i contributi previdenziali versati dal datore per gli addetti ai servizi domestici e familiari. La quota rimasta effettivamente a carico del datore può essere dedotta dal reddito complessivo fino a 1.549,37 euro all’anno.
C’è poi un beneficio specifico quando viene sostenuta una spesa per l’assistenza di una persona non autosufficiente.
In questo caso è prevista una detrazione Irpef del 19% delle spese sostenute per l’assistenza personale, calcolata su un importo massimo di 2.100 euro. La detrazione spetta se il reddito complessivo del contribuente non supera 40.000 euro e la non autosufficienza deve risultare da certificazione medica.
I due benefici hanno una funzione diversa: la deduzione riguarda i contributi INPS del lavoratore domestico, mentre la detrazione del 19% riguarda il costo dell’assistenza alla persona non autosufficiente.




