Pensione a 64 Anni Con Taglio Assegno del 20%: Chi Rischia Con la Proposta della Lega

La possibilità di andare in pensione a 64 anni torna nel dibattito nazionale, ma dietro l’apparente vantaggio potrebbe nascondersi una riduzione permanente dell’assegno. A lanciare l’allarme è lo Spi Cgil, secondo cui il ricalcolo della pensione potrebbe determinare perdite comprese tra il 15% e il 20%.

Occorre però chiarire subito un aspetto: nessun pensionato ha già subito questo taglio. Si parla degli effetti possibili di una proposta politica ancora da trasformare in una norma e da discutere nell’ambito della Manovra 2027.

Chi ha presentato la proposta

L’ipotesi è stata rilanciata dalla Lega e illustrata dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, con il sostegno di Matteo Salvini. L’obiettivo è estendere l’uscita a 64 anni anche ai lavoratori che hanno cominciato a versare contributi prima del 1996 e che appartengono quindi al cosiddetto sistema misto.

La proposta richiederebbe almeno 25 anni di contributi. Per lasciare il lavoro anticipatamente, tuttavia, l’interessato dovrebbe accettare il ricalcolo dell’intera pensione con il metodo contributivo, compresi gli anni precedenti al 1996.

È proprio questo passaggio a rendere l’operazione potenzialmente penalizzante.

Chi rischierebbe di perdere fino al 20%

Il lavoratore maggiormente esposto sarebbe una persona vicina ai 64 anni, con una carriera iniziata prima del 1996 e diversi anni coperti dal sistema retributivo, generalmente più favorevole. Rinunciando al sistema misto, potrebbe ottenere l’uscita anticipata, ma con un assegno più basso per tutta la vita.

Le simulazioni dell’Osservatorio previdenza Cgil riguardano lavoratori con 64 anni di età e 40 anni di contributi, nove dei quali maturati prima del 1996. Con una retribuzione annua di 35.000 euro, la pensione passerebbe da circa 1.726 a 1.543 euro lordi: 183 euro in meno al mese, pari al 10,6%.

Con retribuzioni di 50.000 euro la perdita salirebbe a 261 euro, mentre con 70.000 euro supererebbe i 365 euro mensili. Lo Spi Cgil indica possibili penalizzazioni anche del 15-20%, variabili in base alla storia contributiva individuale. Sky TG24

Il ruolo del TFR

Un’altra componente riguarda il possibile utilizzo del TFR trasformato in rendita per raggiungere la soglia economica necessaria. Nel 2026 la pensione anticipata contributiva richiede un assegno di almeno 1.638,72 euro lordi mensili.

Si tratterebbe, dunque, di usare una parte della propria liquidazione per poter uscire prima. La notizia nazionale è questa: la pensione a 64 anni potrebbe essere allargata, ma il costo dell’anticipo ricadrebbe almeno in parte sul lavoratore. La scelta resterebbe volontaria e, al momento, non esiste ancora una misura approvata.